Termoablazione: nuova frontiera contro i tumori

La termoablazione con radiofrequenza è una metodica assolutamente mininvasiva capace di distruggere i tumori, anche e soprattutto non operabili, dal loro interno utilizzando il calore. Si tratta di una delle tante procedure che caratterizzano la radiologia interventistica, ovvero quella branca ultra-specialistica clinica della Radiologia, che utilizza le tecniche di imaging, quali fluoroscopia, tomografia computerizzata, risonanza magnetica, ecografia, non solo per diagnosticare una patologia, ma anche per trattarla.

La radiologia interventistica è una branca in continua evoluzione, grazie ai progressi della tecnologia applicata alla diagnostica per immagini, che rappresenta la massima espressione delle metodiche mininvasive: offre in campo oncologico e vascolare possibilità terapeutiche impensate fino a pochi anni orsono, rivoluzionando la figura del medico radiologo, non più solo impegnato nel leggere le immagini, ma anche direttamente ad offrire trattamenti, terapie innovative e salvare vite. Ne abbiamo parlato con uno di loro, il dottor Roberto Iezzi in forza presso il Dipartimento di Scienze Radiologiche del Policlinico Gemelli di Roma, diretto dal prof. Lorenzo Bonomo.

“La termoablazione consiste nell’inserimento di uno speciale ago all’interno del tumore, in maniera percutanea (cioè attraverso la cute, senza richiedere alcuna incisione o esposizione chirurgica degli organi su cui si opera), utilizzando l’ecografia o apparecchiature TC come guida, al fine di controllarne l’introduzione ed il suo corretto e preciso posizionamento. Il concetto è simile a quello di una biopsia, ma in tal caso lo strumento non preleva tessuti bensì, collegato ad un generatore di onde a radiofrequenza, diventa il mezzo per trasmettere calore in maniera localizzata.

Si raggiunge così una temperatura che va dai 70° ai 90°, in grado di “uccidere” le cellule tumorali, surriscaldandole e lasciando indenne il tessuto circostante. L’organo sano, a differenza della resezione chirurgica, viene totalmente risparmiato. Interessante da dire è che l’effetto letale della necrosi si sviluppa sopra i 60°-70° di temperatura, ma la nostra esperienza clinica ci sta dimostrando sempre più come si possano sfruttare anche i livelli di temperatura inferiori che si raggiungono nelle porzioni periferiche del tumore: livelli che consideriamo sub-letali indeboliscono le cellule malate rendendole più suscettibili ad eventuale concomitante o successiva procedura di chemioembolizzazione/radioterapia o chemioterapia.

Il tutto si esegue in sala angiografica ossia in una sala simile a quella operatoria che ha come opzione aggiuntiva la possibilità di utilizzare la fluoroscopia, ossia i raggi X, come guida, con la presenza di un anestesista. Tali procedure sono eseguite in anestesia locale associata ad una sedazione profonda, senza necessità di anestesia generale, con un tempo medio procedurale di circa 1 ora, ed uno “centrale” di emissione delle onde a radiofrequenza pari a circa 12 minuti”.

Quali le indicazioni, gli effettivi vantaggi e se ci sono, rischi e controindicazioni?

“Questa metodica è stata studiata e applicata sin dagli anni ’90 per i tumori del fegato, ma le crescenti innovazioni tecnologiche ci permettono già da qualche anno di intervenire con successo anche in caso di tumori primari e secondari del polmone, del rene, del pancreas o delle ossa.

Essendo minimamente invasiva rispetto alla chirurgia tradizionale e non necessitando di un’anestesia generale, presenta minor stress procedurale per il paziente, riduzione del dolore, degli effetti collaterali e delle complicanze, consentendo un recupero rapidissimo del paziente, con un ricovero di circa 3-4 giorni.

E’ indicata anche e particolarmente in quei pazienti che per età avanzata e morbilità non sono candidabili alla chirurgia convenzionale, ossia non sono operabili. Pensiamo al tumore al polmone di un tabagista cronico, ultrasettantenne o ultraottantenne, con difficoltà cardiorespiratorie ad esempio (eseguire una lobectomia tradizionale significherebbe provocare una insufficienza respiratoria oltre che far correre al paziente un rischio intraoperatorio molto alto ndr).

Questa procedura inoltre può essere effettuata contemporaneamente su più lesioni, inserendo più aghi -elettrodi nella medesima seduta (a patto che la posizione del paziente rimanga la stessa). Non solo. La termoablazione si può ripetere sullo stesso tumore più volte se necessario.

A differenza della chirurgia tradizionale che è debilitante, il paziente che ne ha bisogno può riprendere immediatamente la chemioterapia e/o la radioterapia. Rischi potenziali ce ne sono, come in tutte le procedure, e sono diversi a seconda dell’organo trattato (pneumotorace in caso di polmone, sanguinamento se il tumore è nel fegato, eccetera), ma si tratta sempre di eventi rari in mani esperte e comunque gestibili da noi radiologi interventisti, ad esempio con un’embolizzazione se si sviluppa emorragia o attraverso l’applicazione di un drenaggio in caso di pneumotorace. Questi stessi rischi sono presenti anche in caso di intervento chirurgico tradizionale.

Un certo dolore post operatorio può essere normale e durare un paio di giorni, ma è comunque gestibile con farmaci antidolorifici; lo stesso dicasi per una lieve febbricola che può subentrare. Controindicazioni vere e proprie non ce ne sono, a meno che la neoplasia non sia raggiungibile dall’ago, o troppo vicina a organi vitali come il cuore ad esempio, o di dimensioni eccessive e quindi non trattabile in maniera radicale”.

Può essere considerato come opzione primaria di intervento oncologico?

“Ci tengo a sottolineare che la termoablazione, così come tutte le procedure di radiologia interventistica, si affiancano alle altre terapie mediche e chirurgiche disponibili in ambito oncologico. E’ fondamentale ai fini del risultato che la valutazione del percorso terapeutico e la selezione dei pazienti che possono beneficiare di tali procedure venga effettuata in maniera multidisciplinare e condivisa con tutti gli specialisti coinvolti (chirurgo, oncologo, epatologo, radiologo, radioterapista, eccetera). Nel nostro Policlinico A. Gemelli questo avviene durante meeting multidisciplinari dedicati nel corso dei quali tutti i casi afferenti alle diverse specialità vengono discussi collegialmente in maniera da offrire il trattamento più indicato, efficace e con minori rischi. La valutazione collegiale da parte di tutti gli specialisti rappresenta la forza del nostro Policlinico e giustifica gli ottimi risultati ottenuti in termini di successo procedurale”.

I risultati della termoablazione in concreto quali sono?

“Decisamente buoni in termine di necrosi, ossia distruzione tumorale per le masse entro i 3 centimetri. In caso di neoplasie di dimensioni maggiori va considerato il rischio di residuo di malattia e di recidiva a distanza. Tuttavia, la possibilità di ripetere il trattamento e di combinare tale procedura con altre opzioni terapeutiche (chemioterapia/radioterapia) incidono positivamente sui risultati generali in termini di efficacia”.

Per maggiori informazioni, Policlinico A. Gemelli: 06.30154394 / Dr. Roberto Iezzi: roberto.iezzi.md@gmail.com

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