Tele-riabilitazione neurocognitiva dopo l’ictus cerebrale

Le nuove tecnologie multimediali e la telemedicina in primis si stanno dimostrando ogni giorno sempre più un prezioso ausilio in campo medico. Anche la riabilitazione dopo un ictus può ad esempio avvenire a distanza, grazie ad una semplice web cam e a dei video istruttivi. A conferma, i dati di un progetto messo a punto dal dottor Valerio Sarmati Fisioterapista e docente… attivato già da un paio di anni: l’86% dei pazienti trattati con questa tecnica ha riscontrato un aumento della sensibilità, una maggiore forza nel camminare ed un’inferiore spasticità muscolare. Buono anche il miglioramento del linguaggio (nel 40% dei casi) e le tempistiche in cui tutto ciò si è realizzato: entro i 6 mesi dall’inizio dell’innovativo approccio terapeutico. Ma in cosa consiste di preciso? Ne abbiamo parlato con lo stesso Dott. Sarmati.

“Il programma si chiama ‘Riabilitazione Ictus in famiglia’ e si basa sul metodo Perfetti, al quale ho semplicemente abbinato la formazione di uno o più familiari sia direttamente che via web, attraverso Video Guide e controlli a distanza per mezzo di social network e video chat. L’obiettivo è duplice: quello del recupero (fisico e neurologico) del paziente e quello del sostegno alla famiglia, troppo spesso abbandonata a se stessa nella gestione quotidiana di una persona con disabilità più o meno grave come quella provocata da un ictus”.

L’ictus è una grave emergenza medica contro la quale è fondamentale agire rapidamente: pochi minuti possono servire a salvare la vita della persona che ne è colpita. Rappresenta la terza causa di morte dopo le malattie cardiovascolari ed il tumore, ma è soprattutto la prima causa di invalidità.

Sopravvivere ad un ictus, oggi cosa più semplice rispetto al passato grazie alle nuove terapie e tecnologie interventistiche, significa molto spesso mantenere una disabilità, anche grave. In genere una paralisi su un lato del corpo. Fondamentale in questo contesto, una vola superata la fase acuta è la riabilitazione, ovvero aiutare l’organismo a recuperare le funzioni perdute. Il metodo Perfetti, o di Riabilitazione neurocognitiva, rappresenta il migliore degli approcci in questo caso, perché oltre alla stimolazione meccanica/ muscolare del paziente, tipica di tecniche più tradizionali, tende a sollecitare le funzionalità plastiche cerebrali del paziente stesso, a fare cioè in modo che ad essere attivata sia la capacità di apprendimento dell’individuo stesso a partire dalle sue capacità cognitive, del linguaggio, della memoria, dell’attenzione e della soluzione dei problemi. Anche e soprattutto questi aspetti vengono colpiti dall’ictus ed è da qui che occorre ripartire. Questi i cardini della moderna riabilitazione post ictus necessaria per tutti i pazienti. Ci spiega ancora Sarmati:

“A 3-4 settimane da un evento ictale si può assistere alla ricomparsa dei riflessi ed è importante fare in modo che il paziente impari a riprenderne il controllo attraverso la riabilitazione neurocognitiva. Non a caso, dopo il ricovero in terapia intensiva le persone colpite da ictus vengono abitualmente inviate in strutture specializzate per la riabilitazione per periodi che vanno dai 30 ai 70 giorni circa a seconda della gravità del caso. In molti, finito questo periodo tornano a casa, ma non sempre in grado di camminare o di avere una personale indipendenza nelle attività quotidiane. L’obiettivo della riabilitazione tradizionale che è essenzialmente motoria e muscolare, è quello di avviare nel minor tempo possibile dei miglioramenti funzionali. Ma ogni paziente è un individuo a se e non sempre la tempistica del SSN corrisponde ad un effettivo recupero. Il familiare si ritrova quindi spesso a casa con un grande senso di impotenza ed un grande peso nell’accudire una persona affetta da emiparesi”.

Da qui allora l’idea della Riabilitazione in famiglia. Per colmare questo vuoto. Ci spieghi meglio in cosa consiste e quali benefici:

“Essenzialmente si vogliono offrire le potenzialità del metodo Perfetti, senza il peso dei trasferimenti quotidiani o settimanali in un centro di riabilitazione. Coinvolgiamo le famiglie con dei corsi di formazione veri e propri. Questi avvengono direttamente in studio con l’ausilio di materiale multimediale o anche via web. Gli interessati avranno a disposizione delle video guide (diverse a seconda del tipo di emiplegia, cioè di quale parte del corpo e funzioni sono state toccate dall’ictus): ogni lezione è strutturata secondo una parte teorica in cui sono descritti ed illustrati gli esercizi e gli obiettivi da portare a termine ed una più pratica con video postati su youtube in grado di illustrare direttamente il corretto movimento da eseguire.

Ma la teleriabilitazione di questo progetto prevede anche un feedback contrario: i familiari e gli stessi pazienti possono a loro volta interagire attraverso video e video chat, ma anche mail e messaggi sui social network dedicati con lo specialista, che in questo modo è in grado di controllare la corretta esecuzione della terapia ed eventualmente aggiustare gli errori. In particolare abbiamo messo a punto due gruppi su Facebook, uno chiuso, direttamente per la pratica terapeutica in cui è possibile postare i video riguardanti la riabilitazione e chiedere consulenza, ed uno aperto, a cui tengo in modo particolare perché vuole essere non solo un luogo di incontro e reciproco supporto emotivo, di condivisione di esperienza tra pazienti e familiari, ma anche e soprattutto di aiuto pratico su determinati altri aspetti: come richiedere un servizio alla asl, informazioni su alcuni farmaci, la prevenzione, eccetera”.

Benefici e limiti di questa teleriabilitazione?

“Chiaramente la terapia diretta con il fisioterapista è sempre la migliore delle scelte, ma la tele-riabilitazione è un buon ausilio laddove questa non sia praticabile per vari motivi: logistici, economici o di altro tipo. I benefici della tele riabilitazione, conseguenti da questa premessa, sono evidenti: il primo è sicuramente quello di evitare agli interessati lo spostamento in un centro specializzato, per alcuni, quasi impossibile; in conseguenza ed in aggiunta si assiste ad una maggiore adesione alla riabilitazione, dovuto alla possibilità di un’assistenza continuativa; risultati efficaci in un tempo adeguatamente breve; minore frustrazione da parte del paziente: questi programmi sono basati sulle individuali possibilità di rispondere agli stimoli cognitivi e di migliorare poco a poco; i familiari si sentono partecipi e non più inutili, quindi con una carica emotiva più coinvolgente per il paziente stesso. Il limite più grande è nel rapporto tra familiare e paziente: se questo è teso anche la terapia può essere compromessa. Spetta a noi terapisti individuare a priori se c’è la possibilità di procedere in questo percorso o comunque trovare il modo di correggere la conflittualità in un modo proficuo per tutti”.

Ci parli a fondo delle “visite di insegnamento” e delle video guide.

“Sono i familiari a portare da noi fisioterapisti i pazienti e sono loro che poi li seguono a casa. È essenziale quindi coinvolgerli nella terapia, canalizzare in tal senso le loro energie positive che altrimenti sfocerebbero in un totale senso di impotenza e quindi arriverebbero ad influenzare in modo negativo l’ambiente domestico. Per tale motivo, le sedute di fisioterapia si sono trasformate in lezioni: i familiari apprendono direttamente con noi gli esercizi idonei da far ripetere in casa al proprio caro. Ogni incontro dura circa tre ore e parte dalla valutazione delle potenzialità del paziente. La terapia viene spiegata, effettuata ed analizzata: tutto è registrato in un video affinché tra le mura domestiche si possa poi ripetere correttamente ogni passaggio.

Da questo progetto di base sono poi nate le Video Guide, quale raccolta di tutte le esperienze di gestione del paziente in casa e la stesura di un piano terapeutico standard a seconda dei danni più frequenti dovuti ad ictus: emiplegia destra con possibili disturbi del linguaggio ed emiplegia sinistra: esercizio per esercizio sono spiegati nel dettaglio, col supporto delle immagini, ma non mancano consigli pratici su cosa è bene fare e cosa è meglio evitare nell’approccio al paziente emiplegico, oltre la riabilitazione. Il tutto per un totale di 10 ore circa”.

Tale progetto prevede all’occorrenza anche delle prime visite online, non è azzardato?

“In molti non sono in grado di spostarsi verso lo studio di Roma per fare le visite di insegnamento. Con una web cam è invece possibile avere un primo incontro a distanza che renda possibile verificare le condizioni generali del paziente ed il suo grado di inabilità dopo l’ictus, le possibilità di un eventuale recupero e soprattutto la fattibilità di una riabilitazione in famiglia. Il tutto senza stress di viaggio. È un consulto iniziale”.

Maggiori approfondimenti sul sito www.riabilitazione-ictus-cerebrale.it

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