Farmaci omeopatici: effetti riproducibili in laboratorio

Una nuova pubblicazione su Psychopharmacology dimostra che un medicinale omeopatico ha effetti riproducibili in laboratorio.

È stato appena pubblicato dall’autorevole rivista scientifica “Psychopharmacology” il lavoro “Dose-effect study of Gelsemium sempervirens in high dilutions on anxiety-related responses in mice” (Studio dell’effetto di alte diluizioni di Gelsemium sempervirens su modelli murini di ansia) a firma di ricercatori che operano presso l’Università di Verona, coordinati dal prof. Paolo Bellavite. Oltre a Bellavite, lo studio ha visto come autori Paolo Magnani, Anita Conforti, Maria Elisabetta Zanolin e Marta Marzotto, dei Dipartimenti di Patologia e Diagnostica e di Medicina e Sanità Pubblica. Nell’ambito di una linea di ricerca portata avanti da più di tre anni, si dimostra che alte diluizioni di un medicinale omeopatico (Gelsemium sempervirens) sono capaci di modulare i comportamenti e le risposte emozionali di topi di laboratorio.

Senza provocare inutili dolori o stress (tutti gli studi sono stati approvati dal comitato etico) i ricercatori hanno trattato i topi con soluzioni omeopatiche, con farmaci ansiolitici convenzionali e con il placebo costituito dal solo solvente (gruppi di controllo). Dopo una settimana di trattamento, il comportamento animale è stato provato con test detti “etologici”, che inducono un lieve stato ansioso e di paura (ad esempio: stare solo anziché in compagnia, stare in un’area fortemente illuminata piuttosto che in penombra, trovarsi in un ambiente nuovo e diverso dalla normale gabbia di stabulazione) e valutano in modo standardizzato il movimento e le risposte comportamentali dell’animale assegnando determinati punteggi. Dal punto di vista metodologico, è stata introdotta una procedura raramente utilizzata negli studi su animali, vale a dire la “cecità” sperimentale, nel senso che nessuno dei ricercatori conosceva i farmaci che erano somministrati, fino alla fine dei calcoli allorché veniva aperta la busta con i codici. Tutti i test sono stati registrati su DVD e analizzati secondo le più moderne procedure statistiche.

Il risultato ha dimostrato in modo rigoroso e inequivocabile, con sei successive e indipendenti ripetizioni su gruppi di 8 animali per ogni farmaco o dose, che il Gelsemium riduce l’ansietà e la paura, in un modo quantitativamente comparabile ai normali farmaci ansiolitici, ma senza provocare alcun disturbo da sedazione (come invece fa il buspirone in quel sistema sperimentale). L’effetto si è visto anche con diluizioni altissime del medicinale, fino alla 30a diluizione centesimale (che significa una diluizione di 10 seguito da sessanta zeri). Tali risultati concordano con quelli di un gruppo dell’università di Strasburgo, il quale ha rilevato che lo stesso medicinale omeopatico ha un effetto diretto sui neuroni del ratto coltivati in piastre di colture cellulari (Venard C e coll. Evid. Based. Complement Alternat. Med 2009, doi: 10.1093/ecam/nep08). È probabile che il meccanismo sia la regolazione della produzione di neurosteroidi endogeni attraverso i recettori glicinergici.

La novità principale di questo filone di studi sta nel fatto che sinora quasi tutti i medicinali omeopatici erano stati provati solo sull’uomo (il contrario di quanto succede normalmente nella farmacologia ufficiale, dove la sperimentazione inizia sempre da prove pre-cliniche). Il fatto che funzionino anche su modelli animali indica che non si tratta di un mero effetto “placebo” e che questo tipo di farmacologia delle dosi ultra-basse (e per questo anche prive di effetti tossici) meriterebbe di essere maggiormente indagato e valorizzato. La concordanza delle indicazioni tradizionali del medicinale con le nuove e consistenti evidenze laboratoristiche, da cui emerge anche l’indicazione di un meccanismo farmacologico, va a colmare un divario tra discipline mediche considerate alternative, mentre invece andrebbero considerate complementari e integrabili.

Il lavoro di Bellavite e collaboratori su Psychopharmacology è stato condotto grazie ad un accordo paritetico di collaborazione scientifica tra Università di Verona e Laboratoires Boiron. I ricercatori sono privi di conflitti di interesse.

Per leggere il testo integrale clicca qui

Per informazioni:
E-mail:paolo.bellavite@univr.it
Recapito telefonico: 0458027554

Il gruppo di ricerca veronese (da sin: Prof. Paolo Bellavite, Dr. Paolo Magnani, Prof. Maria Elisabetta Zanolin, Dr. Marta Marzotto, Prof. Anita Conforti)

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