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Anno XII - Edizione 9 - dicembre 2016
 

L’algoritmo per sapere se sei a rischio frattura

Amelia Vescovi
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Sono a rischio di rottura del femore o delle vertebre? Un algoritmo risponde, mettendo in relazione i tratti distintivi del paziente e la sua storia clinica. Perché non tutti sanno di essere più a rischio di altri.

Un algoritmo decisionale per stabilire la terapia anti-osteoporitica più adatta al paziente: lo ha sviluppato l’Agenzia Italia del Farmaco (AIFA), in collaborazione con la Società Italiana di Reumatologia (SIR) e la Società Italiana dell’Osteoporosi, del Metabolismo Minerale e delle Malattie dello Scheletro (SIOMMMS).

L’obiettivo è quello di aumentare, oltre all’appropriatezza prescrittiva, anche l’aderenza al trattamento, che si rivela spesso insufficiente nei soggetti con questa patologia.

Secondo il rapporto OsMed, molti pazienti ad elevato rischio di frattura non sono trattati, o lo sono in modo inadeguato. E se sono molto spesso i pazienti a non seguire correttamente le indicazioni di prevenzione e trattamento, è anche vero che non può bastare una semplice MOC a stabilire il pericolo di frattura da osteoporosi: più elementi concorrono alla definizione del profilo del soggetto a rischio. E qui interviene il sostegno informatico: grazie a questo algoritmo è infatti possibile poter valutare molto rapidamente la percentuale di rischio di frattura del paziente, e di conseguenza poter decidere se attivare un trattamento farmacologico, e quale farmaco prescrivere. E stabilire se il paziente deve essere seguito da un medico di medicina generale o da uno specialista. L’algortimo include inoltre link per gli approfondimenti diagnostici e per l’interpretazione dei risultati degli esami clinici, secondo le linee guida nazionali ed internazionali delle Società Scientifiche competenti.

Insomma, uno strumento informatico che risolve il lavoro dell’equipe medica e che porta il paziente ad una più corretta conoscenza del proprio stato di salute. Sono infatti molte le donne che non sanno di essere ad aumentato rischio di frattura, mentre altrettante ritengono di esserlo, e non lo sono. Non basta infatti essere in menopausa per essere definita come una paziente ad alto rischio di fratture: l’algoritmo deve tenere conto di altri fattori, come ad esempio le possibili fratture già avvenute, o l’eventuale uso di corticosteroidi, che nelle donne in menopausa aumenta vertiginosamente il rischio di fratture. E ci sono malattie concomitanti, come quelle neurologiche o gastrointestinali, che contribuiscono al progredire dell’osteoporosi.

In Italia sono più di 90.000 in un anno le fratture di femore riportate dagli over 50; e oltre il 20% dei soggetti con più di 65 anni ha avuto una frattura vertebrale. Sembra che gli uomini si ammalino meno delle donne, ma con conseguenze più gravi, anche perché soprattutto in età avanzata sono le donne a continuare a prendersi più cura di sé, mantenendo costante l’utilizzo di farmaci contro l’osteoporosi.

Così il Prof. Claudio Marcocci, presidente SIOMMMS: “L’appropriatezza terapeutica in osteoporosi è un obiettivo che la nostra società scientifica sta perseguendo con diversi partner. In Italia circa 3.5 milioni di donne e 1 milione di uomini sono affetti da osteoporosi, con un alto costo economico e sociale per la collettività, ma troppo spesso i pazienti non vengono sottoposti a diagnosi, oppure vengono curati in forma non adeguata. Per questo l’algoritmo rappresenta un utile strumento. Un risultato, anche parziale, potrebbe apportare importanti benefici ai pazienti e contenere le spese sanitarie attualmente impiegate per la loro gestione nelle diverse fasi della malattia”. L’algortimo AIFA valuta infatti, secondo i criteri della Nota 79, se il paziente rivela un rischio di frattura tale da dover essere trattato con farmaci a carico del SSN, al fine di prevenire un evento fratturativo importante che comporti in seguito un trattamento a lungo termine che graverebbe ulteriormente sulla spesa sanitaria.


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