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Anno XII - Edizione 9 - dicembre 2016
 

RETRAINER: un robot per il recupero degli arti superiori dopo un ictus

Francesca Morelli
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La rivoluzione nella terapia riabilitativa e di recupero degli arti superiori in pazienti post- ictus potrebbe essere alle porte. Grazie a ‘RETRAINER’, dall’inglese REaching and grasping Training based on Robotic hybrid assIstance for neurologic patients: End users Real life evaluation, una tecnologia robot-assistita che in presenza di un minimo residuo di forza muscolare delle braccia e delle mani, allena ad afferrare oggetti e riacquisire una parziale autonomia nelle attività quotidiane. Il trial clinico per valutare l’efficacia del device partirà in Italia, nel prossimo mese di settembre, presso la clinica Villa Beretta dell’Ospedale Valduce di Como.

L’ictus, o colpo apoplettico, è una patologia dal forte impatto socio-economico. Seconda causa di morte in Europa, la terza in Italia dopo le malattie cardiovascolari e le neoplasie, responsabile per 8 milioni di cittadini dell’Unione europea, di cui all’incirca un milione di Italiani, di gravi disabilità funzionali, motorie e di linguaggio, ha costi che si aggirano attorno ai 62 bilioni di euro annui. Ad oggi si contano nel nostro Paese, secondo i dati diffusi dall’Istituto Superiore di Sanità, circa 200 mila casi di ictus all’anno: 80% di nuovi episodi e 20% di recidive, ovvero di seconde manifestazioni di malattia. Una problematica stimata in crescita, con prospettive di raddoppio entro il 2050, complice l’invecchiamento della popolazione: infatti l’età avanzata - dopo la pressione arteriosa - resta tra i principali fattori di rischio per l’insorgenza di un ictus, più frequente intorno agli 80-85 anni, sebbene non siano esclusi episodi anche verso i 55-60 anni. Molteplici sono anche le possibili cause di sviluppo: una emorragia; un episodio ischemico, ossia un embolo che si stacca da una placca aterosclerotica dei grossi vasi del collo (carotidi) o dal cuore per una aritmia cardiaca (fibrillazione atriale) o una malattia dei piccoli vasi intracranici. Ma qualunque sia l’origine o la natura ischemica o emorragica della manifestazione, specie se si tratta di un primo episodio, le opportunità di riuscita terapeutica sono spesso condizionate dal tempo entro il quale si interviene e che consente di poter preservare funzionalità fisiche, cognitive e quindi la qualità della vita di chi è colpito da ictus.

Per raggiungere questo obiettivo, c’è un numero da chiamare, immediatamente, non appena l’evento accade o si è appena concluso: è il 118 che corrisponde al ‘Codice Ictus’, un servizio d’urgenza, purtroppo non presente su tutto il territorio nazionale, che avvia selettivamente i pazienti in strutture dedicate, le Stroke Unit, nelle quali possono essere attuate le migliori terapie per salvare le capacità residue del cervello colpito da ictus, di cui la più accreditata e di comprovata efficacia in fase acuta oggi è la trombolisi. Cioè una terapia farmacologica atta a dissolvere il coagulo che ostruisce il flusso ematico e che viene attuata proprio in queste strutture specializzate. All’intervento in fase acuta deve poi però seguire, al fine di consolidare i benefici terapeutici, una riabilitazione mirata e, l’innovazione, in questo ambito ha aperto ottime opportunità di recupero attraverso ad esempio la stimolazione elettrica o magnetica, la realtà virtuale o la robotica, una delle aree più nuove e ancora poco sfruttate. Grandi aspettative sono investite proprio in quest’ultima e nei suoi recentissimi sviluppi.

Infatti, ancora in fase di sperimentazione, c’è RETRAINER, un progetto riabilitativo italiano ma di cooperazione internazionale, della durata di 4 anni – di cui i primi tre saranno dedicati a valutare l’efficacia di un prototipo in pazienti affetti da ictus con una funzionalità muscolare residua per avviarli ad un recupero funzionale dell’arto superiore - e se i risultati confermassero le aspettative, il quarto anno valuterà l’applicazione del device nell’ambito del supporto assistenziale domiciliare e la sua commercializzazione. «Il robot – spiega l’Ing. Ilaria De Vita di Ab.Acus, l’azienda italiana coordinatrice del progetto e che collabora anche alla creazione del device – è costituito da un esoscheletro, cioè da una struttura rigida che si monta sulla sedia a rotelle, ma anche su una sedia tradizionale, che viene indossato sull’arto superiore destro o sinistro, svolgendo una azione anti gravità ‘alleggerendolo’ da ogni peso, e da un tutore (ortesi) posizionato sulla mano. Uno stimolatore, in grado sia di leggere l’attività residua volontaria del muscolo sia di stimolare il muscolo stesso, è collegato tramite elettrodi ai muscoli target della riabilitazione». La stimolazione elettrica è finalizzata a re-insegnare agli arti superiori a raggiungere e afferrare oggetti di uso comune. «Abbiamo creato degli oggetti interattivi intelligenti - aggiunge l’Ingegnere – cui abbiamo dato la forma di oggetti di uso quotidiano quali una bottiglietta o di un bicchiere ad esempio, stampandoli in 3D, per dare all’oggetto la dimensione e le fattezze il più possibile simili al reale, ma anche rispondenti ai requisiti clinici ai fini della riabilitazione in termini di peso e diametro. Gli oggetti sono sensorizzati in modo tale da riconoscere e monitorare i movimenti della mano del soggetto da e verso gli oggetti interattivi. Grazie a questi oggetti intelligenti il sistema è in grado di monitorare le performance del paziente in tempo di velocità del movimento, tempo necessario per compiere un gesto semplice, e numero di ripetizioni del gesto che si sta allenando. Questa tecnologia, che deve essere coordinata e utilizzata da personale esperto, consente di modulare gli esercizi per intensità e difficoltà in funzione e relazione alle necessità del paziente il quale viene così coinvolto e stimolato attivamente nel proprio recupero». Il progetto - finanziato dalla Commissione Europea per un valore di 4 milioni di euro - vede la collaborazione di una prestigioso ‘consorzio’ per un totale di 9 partner in 4 diversi Stati dell’Unione europea di cui 7 partner tecnici responsabili della progettazione e realizzazione del design del device: il Politecnico di Milano, dedicatosi soprattutto agli aspetti inerenti la stimolazione muscolare; Ottobock azienda austriaca leader nella produzione di attrezzature medicali e responsabile dell’interfaccia grafica del device, chiamata in temine tecnico ‘GUI’; la tedesca HASOMED responsabile dello sviluppo dello stimolatore, l’EPFL, l’Ecole Polytechnique Fédérale de Lausanne, responsabile dell’ortesi, la Technische Universität di Vienna (Austria), responsabile dell’ esoscheletro, e l’Università di Berlino (Germania) per il sistema di controllo; e due cliniche – l’Ospedale Valduce di Como in Italia e la clinica Asklepios, in Germania - che da settembre prossimo avvieranno studi clinici per la validazione dell’efficacia della tecnologia robot-assistita nel recupero post-ictus. Il progetto ‘Retrainer’ trae spunto dal successo del progetto europeo ‘MUNDUS’, coordinato dal Politecnico di Milano e con Ab-Acus coordinatore tecnologico, un innovativo sistema di supporto ‘domotico’ nelle attività quotidiane della persona affetta de deficit neuromuscolare, offrendo una nuova autonomia, qualità e dignità di vita. Una interazione positiva ed attiva con il mondo esterno e quotidiano, che il Progetto in parola si auspica di realizzare.

(Retrainer è indubbiamente un Progetto di grande interesse, ma –secondo quanto afferma la Commissione europea per i progetti da essa finanziati – si richiede al Consorzio che lo sviluppa, una adeguata attività di divulgazione continua “in corso d’opera” per informare la società e le Organizzazioni ad esso interessate. Si tratta quindi di tener conto della cosiddetta attività di Dissemination, che deve seguire il work in progress di Progetti, specie di carattere tecnologicamente innovativo. Il nostro giornale ha accolto pertanto l’invito di dar corso ad una compiuta attività di divulgazione del Progetto Retrainer con riserva di elaborare nel tempo Report di aggiornamento in collaborazione con il Consorzio stesso. R.B.)


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