Stefania Cifani
L’applicazione 3C-HF è a disposizione di specialisti cardiologi e medici di base per stimare l’aspettativa di vita dei pazienti con scompenso cardiaco.
Lo scompenso cardiaco è una condizione molto frequente negli anziani, correlata all'incapacità del cuore di pompare quantità di sangue sufficienti per far fronte alle necessità dell'organismo.
Generalmente si manifesta in pazienti con una storia di malattia cardiovascolare alle spalle, ad esempio in conseguenza di un infarto del miocardio, di un'eccessiva sollecitazione cardiaca dovuta a ipertensione non trattata per diversi anni o in conseguenza di una disfunzione valvolare, ma può presentarsi anche ex novo.
Quali i sintomi?
A causa dell’insufficiente afflusso sanguigno si verificano mancanza di respiro e astenia, ritenzione idrosalina con edemi periferici dovuti all’accumulo di liquido che può interessare anche polmoni e altri tessuti, versamenti pleurici.
L’incidenza raddoppia ogni 5-10 anni a partire dai 65 anni, e la malattia può arrivare a interessare 2 persone su 10 nella fascia degli ultra ottantenni.
La terapia farmacologica è basata sulla combinazione di ACE-inibitori, betabloccanti, anticoagulanti e farmaci diuretici. In alcuni casi dopo un singolo episodio trattato la condizione si stabilizza, in altri evolve rapidamente peggiorando la qualità di vita del malato, anche perché spesso si accompagna ad altre malattie come diabete, ipertensione, insufficienza renale che ne compromettono la prognosi.
In non pochi casi poi il cuore scompensato va incontro a disturbi nell’attivazione elettrica, per cui si rende necessario l'impianto di un dispositivo per la terapia di risincronizzazione cardiaca , come il pace-maker.
Ma quali pazienti sono da considerarsi eleggibili per queste procedure?
Per meglio rispondere a questa domanda presso gli Ospedali Riuniti di Bergamo è stato messo a punto uno strumento per aiutare il clinico nella valutazione della prognosi di questi pazienti, disponibile gratuitamente come App per i-phone o smartphone oppure scaricabile dal sito www.3chf.org
Il programma è stato sviluppato dal dipartimento di Cardiologia in collaborazione con l’Istituto di Fisiologia Clinica di Pisa, grazie al contributo di 24 centri italiani ed europei che hanno fornito la casistica necessaria - oltre 6.200 pazienti - a sviluppare il modello e identificare le variabili cliniche più rilevanti per determinare l’evoluzione della malattia.
L’applicazione elabora i dati immessi, riguardanti età, grado di severità dei sintomi, presenza di fibrillazione atriale, diabete, ipertensione e anemia oltre ad altri parametri clinici, e restituisce un valore percentuale indicante il rischio di mortalità per quel paziente da lì a 12 mesi.
Secondo Antonello Gavazzi, Direttore di Cardiologia presso gli Ospedali Riuniti di Bergamo, "Il valore dello strumento sta nel fatto che di solito la prognosi dei pazienti scompensati era basata principalmente sulla valutazione della condizione cardiaca, senza tener conto della coesistenza di patologie che di per sé possono incidere sull’evoluzione delle condizioni. A fronte di possibilità che hanno un costo in termini di risorse economiche e assistenziali, è necessario scegliere di investire sui pazienti la cui aspettativa di vita sia sufficientemente lunga da giustificare l’impianto del dispositivo o l’intervento di angioplastica. Nel caso di un paziente con una prognosi infausta si sceglie di non essere aggressivi".
"Naturalmente - prosegue Gavazzi - si tratta di un valore indicativo per un orizzonte temporale limitato. Lo strumento non è un oracolo, ma può essere di aiuto ai medici come elemento di riferimento da integrare con le proprie fondamentali considerazioni relative al singolo malato: la sua storia clinica e le condizioni psicofisiche, visto che non tutti i malati sono uguali".