Simona Tenentini
Si chiama InnovaBone il nuovo progetto finanziato dalla Commissione Europea per la rigenerazione ossea attraverso l'uso di biomateriali innovativi.
Nasce dall’esigenza di arginare un problema molto sentito in Europa, ovvero quello delle spese mediche per lesioni ossee, una "piaga sociale", legata soprattutto ad un incremento dell’osteoporosi, che coinvolge larghi strati della popolazione.
Come è emerso infatti, nell'ultimo rapporto stilato qualche tempo fa, dall'International Osteoporosis Foundation (IOF), in collaborazione con la Federazione Europea delle Associazioni dell'industria farmaceutica (EFPIA), in Europa sono state registrate, nel 2010, circa due milioni e mezzo di nuove fratture da fragilità ossea, pari a 280 fratture all’ora, per un totale di 80 morti al giorno.
Un problema che tuttavia, sia per numeri che per costi sanitari è stato fino ad oggi sottostimato. Nel report «Osteoporosis: Burden, health care provision and opportunities in the European Union», in cui sono stati coinvolti Francia, Germania, Italia, Spagna, Regno Unito e Svezia, si evidenzia che, nel prossimo futuro, una donna su tre e un uomo su cinque oltre i cinquant'anni, in tutto il mondo, dovranno subire una frattura osteoporotica.
Addirittura, nel 2010 sono state stimate intorno a 34 mila le morti causate da fratture, di cui il 49% a seguito di fratture dell'anca.
Esaminando il problema dal punto di vista dei costi, la spesa da sopportare per far fronte alle rotture da fragilità ossea, è superiore a quella per emicrania, ictus, sclerosi multipla e morbo di Parkinson. Come spiega John Kanis, presidente IOF: «Ciò che colpisce particolarmente è come il peso economico delle fratture sia aumentato in poco più di un decennio. Nel 2000 l'onere economico per l'allora Unione europea era stato valutato in 36 mld di euro. La stima attuale è invece di 30,7 mld euro per i soli sei Paesi presi in considerazione, un dato che riflette, in gran parte, l'aumento delle fratture dovute all'invecchiamento della popolazione europea».
Il capitolo di spesa più consistente riguarda quello dei costi relativi alla gestione acuta della frattura, mentre la prevenzione e il trattamento farmacologico rappresentano solo il 4,7% del totale. Si calcola che, entro il 2025, il numero di fratture aumenterà del 29%, raggiungendo i 3,2 milioni, e i costi raggiungeranno il picco di 38,5 miliardi di euro.
Dalla combinazione di tutti questi fattori nasce l’idea di InnovaBone, uno studio che mira a sviluppare un prodotto innovativo, realizzato con la combinazione di biomateriali, e che sia in grado di garantire una rigenerazione ossea sana, forte e duratura.
Moltissime le istituzioni coinvolte in questo progetto quadriennale che è gestito da un consorzio multidisciplinare di quattordici partner tra università, centri di ricerca e aziende di otto paesi europei.
Oskar Hoffmann, coordinatore di InnovaBone, illustrando lo studio, ne ha spiegato anche le finalità: "Intendiamo produrre innovativi biomateriali bioattivi che si insedino all'interno della lesione e reclutino le cellule e i fattori trofici propri dell'organismo per promuovere la ricostruzione dell'osso.Il nuovo osso sano andrà poi a rimpiazzare i biomateriali, generando un tessuto osseo più forte del precedente. Riteniamo che l'impatto di questo progetto costituirà una radicale innovazione che accelerera' il trattamento di ampie lesioni ossee, riducendo il dolore e la sofferenza ad esse associati".
Ad una sommaria osservazione, infatti, le tecniche utilizzate fino ad oggi per la cura di fratture scomposte e lesioni ossee di vaste proporzioni, nonostante i progressi raggiunti appaiono sempre in qualche modo insufficienti. Diversi sono i motivi: dai limiti degli attuali materiali d’impianto all’inadeguata resistenza meccanica che comportano, frequentemente, episodi di rigetto.
I nuovi biomateriali saranno valutati in caratteristiche e prestazioni analizzando molteplici fattori: crescita ossea, entità della guarigione e reazioni a corpi esterni.