Elisa Di Battista
È un ottimo traguardo, quello raggiunto dall'équipe di ricercatori della Fondazione IRCCS Cà Granda-Ospedale Maggiore Policlinico e dell'Università degli studi di Milano, la cui invenzione costituita da un pacemaker intelligente, utile per gestire la malattia di Parkinson, è stata brevettata anche negli Stati Uniti. Un risultato di alto livello per la nuova strategia terapeutica messa a punto dal team di ricercatori italiani, guidati dal prof. Alberto Priori.
L’invenzione, che ha ottenuto il brevetto anche in Europa, è costituita da uno stimolatore collegato a elettrodi impiantati in strutture cerebrali al di sotto della corteccia che, misurando l’attività dei neuroni, consentono di monitorare le condizioni del paziente, guidando il pacemaker stesso a dare il giusto stimolo al cervello. Grazie a questa invenzione, per la prima volta, sarà possibile sintonizzare l’attività cerebrale alle necessità del paziente, rendendolo in grado di portare a termine le sue normali attività quotidiane con un miglioramento sensibile della qualità di vita sua e dei suoi familiari.
In questo momento, questa strategia terapeutica è solo un progetto brevettato. Attualmente, e da circa 15 anni, nelle fasi avanzate della malattia del Parkinson si fa chirurgia impiantando nel cervello elettrodi connessi a uno stimolatore, una sorta appunto di pacemaker. La stimolazione continua normalizza l'attività anomala di alcune strutture cerebrali e fa stare meglio i pazienti che non rispondono completamente ai medicinali. Questa stimolazione, tuttavia, che porta miglioramenti solo nel 75% dei casi, tuttavia è fissa per intensità, frequenza e tipologia di forma di onda. Nella malattia di Parkinson, invece, il malato subisce fasi di forte fluttuazione: un paziente che in un dato momento sta bene, un attimo dopo si trova bloccato, quindi è scosso da movimenti involontari violenti.
"Con la chirurgia", spiega il Prof. Priori, "i miglioramenti sono finora parziali e non per tutti i pazienti. I vecchi interventi non fanno sparire il disturbo del tutto. Per questo il nostro team ha studiato un sistema che si adattasse allo stato clinico del paziente. Le fluttuazioni che il malato ha possono variare molto rapidamente. Nell'arco di diversi anni abbiamo messo a punto un sistema che, all'interno dell'elettrodo, possa registrare ciò che avviene nell'area di cervello stimolata. Mentre avviene la stimolazione, insomma, si registra contemporaneamente l'encefalogramma, controllando ciò che avviene e, in base a quanto registrato, modifica intensità e durata della stimolazione, che può addirittura essere bloccata nelle fasi in cui non ce n'è bisogno".
Per accompagnare lo sviluppo e la commercializzazione di questa tecnologia, nel 2008 era nato lo spin-off Newronika, istituito con la partecipazione congiunta di Fondazione IRCCS Cà Granda Ospedale Maggiore Policlinico e Università degli Studi di Milano. La conferma delle potenzialità della tecnologia e degli strumenti utilizzati arriva ora, appunto, dagli Uffici brevetti europeo e statunitense che concedendo i relativi brevetti (European Pat. EP 1940508 e U.S. Pat. n°. 8.078.281) hanno riconosciuto questa invenzione come realmente innovativa nell’ambito delle terapie neuro-modulatorie. In questo modo si aprono quindi importanti prospettive per una applicazione potenzialmente in grado di rivoluzionare il campo della terapia del Parkinson e anche di altre gravi patologie neurodegenerative.
Il nuovo pacemaker, infatti, potrà essere adottato da tutti i pazienti indicati per trattamento con DBS e anche per quelli che hanno già un impianto DBS di vecchia generazione, in quanto l’invenzione si può adattare alla tecnologia precedente.
"Se tutto va bene", conclude il Prof. Priori, "in primavera potremmo avere il primo prototipo funzionante, per ora è progetto brevettato e siamo in attesa della certificazione di sicurezza per iniziare la sperimentazione sull'uomo. Non è possibile provarlo prima nell'animale perchè il Parkinson negli animali non si sviluppa come nell'uomo, non ha le medesime fluttuazioni". Dopo il prototipo, il nuovo pacemaker sarà impiantato per pochi giorni su un gruppo di pazienti per tarare il sistema, e successivamente si tratterà di coinvolgere una multinazionale che lavori su sistemi di questo tipo.