Raffaele Bernardini
Dopo il recente workshop sulle prospettive della telemedicina in Italia, abbiamo posto le seguenti domande ad autorevoli protagonisti di detto evento, rappresentanti a livello manageriale ed operativo, di importanti aziende.
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Dario Bucci
Country Manager di Intel Italia
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Sandro De Poli
Presidente di GE Healthcare Italia
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Ing. Vincenzo Gullà
Amm.re di AdItech s.r.l. di Ancona
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La dr.ssa Ugenti, direttore generale del Sistema informativo del ministero della Salute, nel corso del workshop ha “rimproverato” le aziende del settore sulla mancanza di precise indicazioni sul costo “chiavi in mano” dei servizi di telemedicina. Qual è il suo parere su tale rilievo, che sembra essere di grande importanza ai fini dello sviluppo della telemedicina su vasta scala in Italia?
- Risponde Dario Bucci:
"Il Workshop organizzato alla Camera dei deputati ha mostrato come i diversi soggetti coinvolti – istituzioni, società scientifiche, associazioni di pazienti e rappresentanti dell’industria – convengano senza riserve sulla necessità di incrementare la collaborazione, al fine di favorire lo sviluppo della telemedicina anche nel nostro Paese.
Nella fattispecie, Intel non soltanto ha investito nello sviluppo di una soluzione tecnologica completa per il monitoraggio remoto delle patologie croniche, ma ha anche predisposto un modello di valutazione atto a misurare i vantaggi della telemedicina, al fine di rendere evidente l’efficacia di questo tipo di investimenti anche in termini di costi-benefici.
Siamo pronti a condividere i risultati conseguiti in esperienze realizzate in altri Paesi europei, pur consapevoli delle specificità del sistema italiano e del diverso impatto organizzativo che l’introduzione del monitoraggio remoto può implicare nel nostro Paese.
Auspichiamo, dunque, una fattiva collaborazione con le strutture del territorio e il ministero della Salute, al fine di realizzare anche in Italia esperienze pilota di discrete dimensioni che consentano di utilizzare il modello di valutazione per individuare i ritorni in termini di qualità del servizio, soddisfazione dei pazienti e, non ultimi, risparmi economici rispetto ai servizi tradizionali."
- Risponde Sandro de Poli:
"Il costo del servizio dipende dalle finalità e dalle infrastrutture necessarie. La sola fornitura dell’hardware con il collegamento in Rete è naturalmente più economica di un sistema integrato di centrale di ascolto e di call-center. Riteniamo che ministero della Salute e regioni debbano definire prima la struttura di cui dovrà dotarsi il sistema per poi finalizzare il processo di deospedalizzazione e definire i vari livelli di tecnologie richieste."
- Risponde Vincenzo Gullà:
"Esistono ormai molti studi che confermano i benefici della telemedicina anche in termini di spesa e ritengo siano stati sviluppati tenendo presente il costo della soluzione stessa. Noi fin dal 2007 abbiamo pubblicato uno studio, basato sulla realtà sanitaria delle Marche, applicata alla deospedalizzazione protetta, utilizzando le proiezioni statistiche dell’ISTAT e del ministero della Salute e dimostrando come si riesca ad ottimizzare le risorse ospedaliere, con un incremento di efficienza del 30% già dal primo anno di messa in esercizio di un sistema di televideo- monitoraggio sanitario. Lo stesso studio è stato preso ad esempio e pubblicato dall’ IGI Global, 2009
Non ho dubbi sull’importanza degli aspetti economici per uno sviluppo su vasta scala della telemedicina.
D’altra parte aziende come la mia, sono consapevoli del fatto che le soluzioni devono avere dei costi tali da rendere la pratica della telemedicina sostenibile e replicabile. Oggi vi sono sul mercato decine di soluzioni tecnologiche, più o meno complesse, più o meno adatte ad eseguire visite mediche “a distanza” o misurare parametri vitali, con costi di ammortamento a partire dai 3-6 euro giornalieri, ovvero 100-200 euro mensili. Quando si stima un “costo chiavi in mano”, oltre alle tecnologia, vanno esaminati altri due aspetti di fondamentale importanza:
- il costo del servizio medico, che può variare a seconda si tratti della visita del medico di Medicina Generale o di uno specialista al domicilio del paziente, e che sia un servizio pubblico o privato.
- i benefici, indotti, che comprendono le ricadute sul paziente in termini di qualità della vita, pazienti che grazie alla telemedicina possono essere assistiti direttamente a casa, ne risentirebbe il turismo sanitario, perché sarebbe possibile spostare le visite specialistiche in studi di medici di MG o in strutture pubbliche periferiche, laddove per una vista specialistica il paziente si deve spostare di decine di chilometri. Le stesse strutture ospedaliere acquisirebbero maggiore efficienza, grazie alla ospedalizzazione protetta, con un maggiore coinvolgimento delle strutture territoriali e, di conseguenza. una maggiore disponibilità di posti letto. Pertanto ritengo che la valutazione sui costi richieda la partecipazione di altri attori oltre alle aziende del settore..."
La stessa dr.ssa Ugenti ha affermato che i servizi di telemedicina e di Home Care non possono essere inseriti nei livelli essenziali di assistenza (LEA) trattandosi di una “particolare modalità” di erogazione di una prestazione. Per contro, si sostiene che questa motivazione presenta aspetti “problematici” , in quanto la telemedicina è un servizio innovativo specifico con proprie impostazioni e caratteristiche tali da doverlo necessariamente inserire nei LEA per porlo a disposizione dei pazienti che ne necessitano in un’area dedicata di detti LEA. Qual è il suo parere al riguardo?
- Risponde Dario Bucci:
"È nostra convinzione che il telemonitoraggio rappresenti una vera e propria alternativa terapeutica, non una semplice modalità di erogazione di servizi esistenti. Per la sua specificità, necessita dunque di una chiara regolamentazione, tanto nei suoi aspetti qualitativi, quanto nella struttura di costi e rimborsi a garanzia del paziente e delle strutture sanitarie locali che vogliano investirvi.
L’individuazione di una o più forme di finanziamento per la telemedicina rappresenta, indubbiamente, un aspetto cruciale nell’ottica della sua introduzione sistemica a livello nazionale.
Siamo del parere che sarà più facile prevederne l’inserimento all’interno dei LEA nel momento in cui sarà dimostrato, numeri alla mano, il beneficio economico che può portare all’intero sistema sanitario. Questo è un ambito in cui Intel, grazie all’esperienza maturata a livello internazionale, sente di poter fornire un contributo significativo."
- Risponde Sandro de Poli:
"Assolutamente d’accordo con la posizione di INTEL. L’economia derivante dalla riduzione del periodo dell’ospedalizzazione consentirà la definizione dei livelli di rimborso per i servizi di telemedicina."
- Risponde Vincenzo Gullà:
“LEA o non LEA” sembra un dilemma shakesperiano. Concordo con la dr.ssa Ugenti che si tratta di una modalità particolare di erogare una prestazione, ma qualcuno deve autorizzare “una particolare modalità di rimborso” a fronte della prestazione stessa. Prendiamo, ad esempio, la Lombardia, che ha adottato la telemedicina per alcune patologie ed emanato un tariffario con rimborsi e modalità di erogazione . Ciò che in effetti l’industria chiede è che si faccia chiarezza e che, a fronte di specifiche “linee- guida” o “raccomandazioni” nazionali. le aziende sanitarie e ospedaliere si sentano libere di adottare un sistema di telemedicina, le cui prestazioni debbano essere ovviamente rimborsabili."
Dopo tutto quello che è stato detto, sperimentato e progettato in materia di telemedicina, non è il caso di “stringere i tempi”, sulla base anche delle impostazioni progettuali ed operative elaborate e diffuse dalla Commissione Europea col documento COM-2008-689/Final, per definire, in tempi possibilmente brevi, razionali linee-guida sulla telemedicina su vasta scala “a beneficio dei pazienti, del sistema sanitario, della società? “Per superare”, tra l’altro, l’attuale assetto frammentato ed a “macchia di leopardo” della telemedicina in Italia?
- Risponde Dario Bucci:
"Siamo fiduciosi che la Commissione di esperti, istituita presso il Consiglio Superiore di Sanità – con l’apporto delle Regioni – sarà in grado di definire un approccio strategico nazionale attraverso l’emanazione di apposite linee- guida, così come la stessa dr.ssa Ugenti ha annunciato nel corso del Workshop. Lo consideriamo un segnale importante dell’attenzione del governo alla materia ed un positivo segno di discontinuità rispetto alle esperienze precedenti. "
- Risponde Sandro de Poli:
"L’Italia è senza dubbio in Europa un mercato che diventerò potenziale per lo sviluppo della telemedicina, tenendo conto dell’alto numero di pazienti di età superiore ai 65 anni. Sarà pertanto necessario arrivare strutturati a questo momento e la direzione assunta dalla Commissione di esperti è corretta."
- Risponde Vincenzo Gullà:
“Concordo sulla affermazione che si è sperimentato tanto, con e senza fondi europei, e che oggi la tecnologia è più che matura. Si tratta ora di capire come l’innovazione tecnologica possa essere assorbita ed intercalata a beneficio delle organizzazioni sanitarie e dei pazienti.
Il documento europeo enfatizza l’adozione ed il ricorso alla telemedicina, ben conscio dell’enorme beneficio socio- economico che deriverebbe nel breve e medio termine.
Le linee- guida dovrebbero dare le direttive in accordo con le esigenze mediche, fare si che la tecnologia sia al servizio della Medicina e non viceversa, come purtroppo è accaduto ed accade in progetti sviluppati localmente o, come dice lei, a “macchia di leopardo”. D’altra parte, se ciò non avviene le aziende per sopravvivere continueranno a fare il “porta a porta “ a vantaggio dell’aspetto tecnologico piuttosto che pratico e sanitario.
Quanti investimenti sono stati fatti in soluzioni che sembravano la panacea di tutti i mali ed oggi sono delle cattedrali nel deserto?
Io sono convinto che una sola soluzione non può soddisfare tutte le esigenze della sanità e ritengo molto importante una direttiva in questo senso."
Ritengo che occorra dar corso legittimamente ad un “gruppo di pressione” che, ai vari livelli, si possa occupare di seguire compiutamente e con attenzione l’iter e l’eventuale sviluppo della telemedicina in Italia con adeguati periodici contatti con le Istituzioni ai vari livelli di competenze e con l’integrazione di una adeguata e completa informazione sul percorso di essa. Qual è il suo parere su questa proposta?
- Risponde Dario Bucci:
"Tutto ciò può contribuire a favorire un dialogo trasparente e produttivo fra gli attori interessati alla telemedicina va incoraggiato e merita certamente ogni attenzione."
- Risponde Sandro de Poli:
"Un tavolo di lavoro che contribuisca non solo a spingere e favorire l’uso di questo strumento, ma che attraverso linee-guida dedicate faccia maggiore chiarezza nella definizione dei servizi richiesti con il termine “telemedicina” aiuterebbe i fruitori di tale servizio ad orientarsi nelle decine di esperienze attualmente funzionanti sul territorio italiano."
- Risponde Vincenzo Gullà:
“Nella mia pluriennale esperienza, in parte condivisa col suo giornale nel passato, ho partecipato e partecipo tuttora a diversi gruppi scientifici e tecnici in Italia ed all’estero ed osservando ciò che succede in altri Paesi, ho fatto tesoro di un elemento fondamentale ed importante necessario per passare dalla teoria alla pratica: si chiama “volontà politica” e spesso, malgrado tante formali dichiarazioni di intenti, essa manca, in concreto."