Silvia Tolve
Jordane Paquet, responsabile pedagogico e-learning & serious game di Interaction Healthcare, ci ha concesso un incontro nei nuovi uffici dell'agenzia parigina, per mostrarci più da vicino il videogioco Pulse.
I video che pubblichiamo di seguito mostrano la semplicità dell'utilizzazione di questo serious game. Bastano pochi gesti, che si riducono all'utilizzo del mouse e delle frecce direzionali della tastiera di un Pc.
Durante la dimostrazione per Telemeditalia, Jordane Paquet simula diversi tipi di interventi: in sala operatoria, un'urgenza nel bel mezzo di un attacco militare, e un intervento dentistico. Quest'ultimo è il migliore esempio, a detta dell'esperto, dell'efficacia della performance 3D del gioco pedagogico. Trattandosi appunto di un mezzo di apprendimento, la grafica di Pulse resta “reale” ma allo stesso tempo di gradevole visione.
La parola all'esperto...
Chi è il vostro “cliente”, il singolo medico, l'ospedale, il centro di formazione...
Stiamo trattando soprattutto con dei laboratori farmaceutici che hanno dimostrato il concreto interesse e il bisogno di un tale strumento di sperimentazione. Inoltre puntiamo sulle università per raggiungere gli studenti che rappresentano il futuro della medicina. Naturalmente non escludiamo i medici. In ambito medico, più che altrove, è importante poter sperimentare in modo virtuale.
Ad oggi, è stata in qualche modo dimostrata l'efficacia di Pulse?
Si. Negli Stati Uniti è stato dimostrato come gli studenti di sei Università hanno ottenuto grazie a Pulse il 30% di miglioramento nei risultati accademici.
A quanto ammonta l'investimento economico per l'acquisto di questo serious game?
Dai 50 ai 300 mila euro, dipende dalla complessità e dal numero degli elementi richiesti (blocchi operatori, analisi, ecc.). Il prezzo in effetti dipende dalla richiesta e dai bisogni del cliente.
In quante lingue è possibile trovare Pulse?
Per ora esiste solo in inglese, ma sarà semplice tradurlo in altre lingue.
In quanti e quali Paesi è distribuito?
La Francia è l'unico distributore oltre gli Stati Uniti.
Avete pensato di espandervi nel mercato italiano?
Perché no! Speriamo di riuscire a prendere contatto con partners italiani.