Abbiamo ricevuto la seguente lettera, a firma di Fede Bellina, che volentieri pubblichiamo e che esprime sue personali opinioni.
La salute viene prima di tutto, ma quando i conti non quadrano e le strutture ospedaliere non funzionano, diviene di secondaria importanza.
Facendo un giro per lo Stivale, nelle varie strutture esistenti sul territorio quelle pubbliche sembrano non poter andare avanti senza continui aiuti statali per coprire gli ammanchi di gestioni poco efficienti. Eppure non ci vuole molto a far funzionare bene dette strutture e quindi viene da pensare che vi siano parecchi casi di cattiva gestione.
Localmente vi sono zone scoperte da strutture ospedaliere che possono assicurare quanto meno la cura dei casi urgenti , ed è inutile stare a spiegare che reparti ben funzionanti a volte vengono chiusi perché taluni primari, proprietari di cliniche private, fanno di tutto per farli chiudere. Così dopo aver speso soldi per la ristrutturazione degli edifici si finisce con il vedere centri ben attrezzati e funzionanti chiusi, quando basterebbe poco a rilanciarli, se fosse assunto personale qualificato e preparato. Si eviterebbero, così, inutili spostamenti in altre regioni andando a sovraffollare e appesantire il lavoro di medici seppure di alto livello che però sono uomini e non supereroi e quindi sottoposti a pressioni psicologiche e stress da lavoro non indifferente dato anche i numeri dei propri assistiti.
Così, in luoghi dove ci sono le strutture, dove spendendo soldi per attrezzature di alto livello e assumendo personale altamente qualificato si potrebbe avere lo stesso servizio fornito al Nord o in qualsiasi centro medico ritenuto più qualificato, si chiudono i reparti, e non si arriva neanche ad assicurare le cure di ordinaria amministrazione.
E’ una logica manageriale assurda. Poi c’è da dire pure che medici che potrebbero lavorare sul posto sono costretti ad emigrare anche perché nell’entroterra locale si trovano a lottare più spesso con mediocri elementi che non potendo andare oltre le loro forze per dimostrare capacità che non hanno finiscono col rendere vani i sacrifici che fanno color che hanno qualità umane e conoscenze acquisite con gli studi condotti con serietà, ostacolandoli in goni modo, questo è un malcostume più diffuso al sud di quanto si creda.
La soluzione per evitare la chiusura di questi centri pubblici che offrono servizi di degno rispetto e d’indubbia professionalità sta nello Stato. I dirigenti se controllano bene l’operato dei dipendenti e se li premiano quando serve e li puniscono anche col licenziamento quando non fanno il loro mestiere bene, fanno funzionare bene le aziende ospedaliere. A loro volta vanno controllati i dirigenti stessi da centri esterni deputati per il controllo dei risultati perseguiti nelle strutture in fatto di economie e di cura della salute del malato ben fatta ci vuole così poco per fare bene invece si preferisce stringere la cinghia in un settore che non si può ed accontentarsi nelle assunzioni di personale non qualificato e preparato e lasciare chiudere centri che hanno potenzialità di alto livello per posizione e strutture e attrezzature ma sono nelle mani di persone che non lavorano come dovrebbero badando al bene delle strutture ma alle loro tasche e a soddisfare i capricci e le esigenze di gruppi di potere da accontentare dentro e fuori la struttura.