Certamente anche la sanità viene coinvolta dalla crisi economico-sociale in atto, della quale non è dato prevedere se e quando potrà essere risolta.
Intanto i cittadini, soprattutto quelli malati, i pazienti, subiscono pesanti ripercussioni per i ticket che debbono pagare, mentre sono ancora lunghe le liste di attesa per ottenere prestazioni specialistiche, con tempi differenti da regione a regione.
Vi sono anche difficoltà e problemi gestionali in molte aziende sanitarie ed ospedaliere, soprattutto nelle regioni "non virtuose" che hanno piani di rientro da definire. Non vi è più il turn-over del personale, gli stipendi vengono pagati con grandi ritardi e si rilevano anche disservizi che incidono sull’efficienza e sull’efficacia delle prestazioni (ad esempio, a Roma molto grave la situazione gestionale ed economica degli ospedali religiosi classificati ).
Nelle aziende sanitarie vi sono notevoli aree di burocrazia con sperperi e sprechi di denaro, che in taluni casi integrano veri e propri fatti illeciti ed aspetti di reati penalmente perseguibili.
Le prestazioni di riabilitazione sono state drasticamente ridotte e sono lunghe e defatiganti le attese nei Pronto Soccorsi ospedalieri, perfino in casi di grande urgenza.
I livelli essenziali di assistenza (Lea), che risalgono ormai al lontano 2001, sono largamente superati e richiedono urgenti modifiche ed aggiornamenti, ma purtroppo non vi sono, per la loro copertura, adeguate risorse e dunque i nuovi Lea sono tuttora fermi in attesa che si riescano a reperire i soldi necessari.
E’ stato elaborato il Piano sanitario nazionale 2011-2013, ma anche in questo caso occorrerà seguire il suo percorso procedurale ai fini dell’approvazione definitiva di essa, pur rilevando che il programma in esso contenuto appare più come una specie di "libro dei sogni", destinato, di fatto, a rimanere tale.
Peraltro l’assistenza sanitaria in Italia resta di buona qualità, pur se è necessario procedere ad una riorganizzazione dei servizi sanitari, che tenga conto delle tecnologie già sperimentate e pronte per essere compiutamente applicate. Tale è il caso della telemedicina, enfatizzata in ogni circostanza, ma della quale si è ancora in attesa delle linee-guida nazionali e le cui applicazioni possano essere di reale beneficio per i pazienti e per il nostro sistema sanitario.
Quella italiana è dunque una sanità che ha bisogno di aggiornamenti, di innovazioni tecnologiche, di una più compiuta e completa umanizzazione dei servizi, di una maggiore attenzione nei riguardi dei pazienti più deboli, di una riforma sostanziale dell’assistenza sanitaria primaria o di base, quella cioè che viene svolta dai medici di Medicina Generale e dai pediatri di libera scelta, una riforma della quale si parla da tempo, ma che non ha avuto compiuti e sostanziali sviluppi operativi.
Infine c’è da rilevare , con rammarico e disappunto, che anche nel 2012 avremo nel nostro Paese una sanità differenziata da regione a regione con 20 "repubbliche della salute" più le due delle province autonome di Trento e Bolzano. Ne deriva che l’uniformità delle prestazioni non esiste con grandi differenze qualitative nella erogazione delle prestazioni tra Nord, Centro e Sud e con una emigrazione sanitaria che incide pesantemente sulla spesa sanitaria.
E’ questo, in sintesi, l’orizzonte della sanità italiana nell’anno appena iniziato con alcune luci, ma con molte ombre.