Aristide Bianchi
E’ un provvedimento corretto e razionale quello previsto in materia di spending review per unificare gli acquisti di beni e servizi nella sanità. Per evitare che un bene costi, ad esempio, 20 euro in una regione e 50 in un’altra. E questo avviene da tempo senza che nessuno sia corso mai ai ripari. Ed è questa una fonte primaria di sprechi.
Occorre quindi fissare costi-standard e poi elaborare correttamente le procedure necessarie per gli acquisti. Un provvedimento questo che potrà avere un positivo riscontro sulla spesa sanitaria, a condizione che le regioni vi diano puntuale applicazione.
Altro risparmio si può conseguire evitando che le aziende sanitarie diano contributi, talvolta di non chiara trasparenza, in occasione di mostre-convegni, spesso di incerta “qualità” e contenuti.
Le aziende sanitarie, se creano od applicano progetti innovativi, possono autonomamente illustrarli in incontri dedicati, con articoli da trasmettere a giornali specializzati, con una razionale attività di dissemination.
Settore da "disboscare" ampiamente è quello delle consulenze, spesso strapagate, senza sapere se da esse vi sia un “ritorno” in termini di risultati per il bene comune e per il miglioramento dei servizi ai cittadini. E molte consulenze pesano come "mele marce".
Va abbattuta in sostanza quella vasta area di clientelismo e di procedure cliente litiche che si annidano in Italia, in particolar modo nelle pubbliche amministrazioni, compresa l’area della sanità, pur se organizzata e gestita a livello regionale. Per il clientelismo non vi sono differenze tra pubbliche amministrazioni centrali e pubbliche Istituzioni periferiche, pur se vi sono Istituzioni eccellenti che operano con perfetta trasparenza e legittimità.