Roberto Baldini
La sanità italiana subisce i colpi di "Caronte" e dell’estate con disservizi che si presentano in qua ed in là e con scandali a go-gò.
Vi sono sempre lunghe liste di attesa ed i Pronto Soccorsi sono più o meno pesantemente "intasati". La telemedicina sta aspettando le linee-guida nazionali, che dovrebbe "partorire" il Consiglio Superiore di Sanità, mentre siamo ancora in attesa di quel magnifico "libro dei sogni" che è il Piano sanitario nazionale di durata triennale. Per la sanità elettronica le risorse disponibili ed erogabili sono limitate ed i progetti non possono far carico alla finanza pubblica.
Non si parla più dell’aggiornamento dei livelli essenziali di assistenza (LEA), ancora fermi al 29 novembre 2001 e non si sa quando potrà essere diffuso tale aggiornamento, che è indispensabile ai fini di una più efficace tutela della salute e di una maggiore qualificazione dell’ assistenza sanitaria.
Ma è il tempo anche della spending review, vale a dire della revisione della spesa pubblica, ed in essa c’entra - e come - anche la sanità, che, come è noto, ha una altissima incidenza sul bilancio della finanza pubblica. Indubbiamente la spesa sanitaria risente di sprechi, inefficienze, inappropriatezze di varo genere,procedure clientelari e la differenziazione dei servizi sanitari nelle 20 regioni e nelle due province autonome incidono pesantemente su tale spesa.
Ogni regione nella sanità opera per proprio conto in base alle competenze costituzionali che attribuiscono alle regioni l’assistenza sanitaria. Ma la differenziazione dei servizi e delle prestazioni è tale, che si sono create diverse situazioni tra regioni definite "virtuose" ed altre che non lo sono...
Vi sono altri problemi che si sono "cronicizzati", a parte quello sulle liste di attesa, malgrado i piani elaborati per ridurle, quali la mancanza di una compiuta integrazione tra servizi sanitari e sociali, la inadeguatezza di servizi efficienti ed efficaci sul territorio, la limitazione dell’assistenza ospedaliera e dell’assistenza riabilitativa.
A tutto ciò si aggiunge il continuo invecchiamento della popolazione, lo sviluppo sempre più ampio delle patologie croniche, specie di quelle legate alla vecchiaia, la perdurante mancanza di una riforma dell’assistenza sanitaria primaria.
Il quadro della sanità italiana nell’estate afosa di "Caronte" e nel tempo della spending review è quindi piuttosto dissestato, pur se vi sono situazioni ottimali dell’assistenza sanitaria erogata d centri di eccellenza che, per fortuna, abbiamo in Italia.
Ma vi sono situazioni da "aggiustare", da rivedere, da perfezionare, soprattutto cercandi di capire quante risorse nella sanità sono disponibili ed erogabili. Perché le risorse - è ben noto - condizionano tutti gli aspetti della vita sociale ed economica del Paese ed è con esse che bisogna fare i conti.