Sono 20 i punti della presentazione della relazione sullo stato sanitario del nostro Paese nel biennio 2009-2010, elaborata dall’ex ministro della Salute, Ferruccio Fazio, e "lasciata in eredità" al nuovo ministro, Renato Balduzzi.
Non sappiamo quanti siano stati o siano in grado di leggere l’intero volume di ben 1000 pagine che contiene la relazione, che è un condensato di dati, ma anche di "filosofia sanitaria" con enfatiche precisazioni piuttosto autoreferenziali, anche inesatte nella realtà e che per diversi aspetti non danno un quadro reale e realistico della situazione dell’assistenza sanitaria in Italia ad oltre 33 anni dalla istituzione del servizio sanitario nazionale.
E’ difficile addentrarsi e valutare le 1000 pagine della relazione, salvo sfogliarne i contenuti nelle parti di maggiore rilievo.
Nella presentazione si afferma che in Italia l’età media della vita si è allungata e che la mortalità è "in notevole diminuzione", pur se questo significa che il progressivo invecchiamento della popolazione ha sviluppato e sviluppa un aumento delle patologie croniche della vecchiaia con gravi ricadute sulla spesa sanitaria.
Si precisa poi che un positivo risultato è stato conseguito attraverso l’attuazione di politiche condivise tra Stato e regioni, finalizzata a garantire la corretta erogazione dei livelli essenziali di assistenza (Lea) in condizioni di appropriatezza ed efficacia su tutto il territorio nazionale, combattendo le disuguaglianze nell’accesso e nella fruizione dei servizi. Si tratta di una precisazione infondata nella realtà, in quanto l’organizzazione e la gestione dei servizi sanitari è, di fatto, diversa in ciascuna delle 20 regioni italiane e nelle due province autonome. E’ stata pertanto realizzata una sanità differenziata e disuguale e che ha inciso ed incide notevolmente proprio sull’efficacia e sull’efficienza dei servizi e delle prestazioni.
I Lea non sono affatto applicati in maniera uniforme e proprio la differenziazione dei servizi e prestazioni da regione a regione ha fatto sviluppare da tempo l’emigrazione sanitaria di molti cittadini, che vanno a farsi curare nelle regioni del Nord ed anche in quelle del Centro, ad esempio nel Lazio, con un aggravuio notevole della spesa sanitaria.
Anche le liste di attesa, malgrado i "piani di governo" elaborati per tali liste, hanno tempi diversi da regione a regione ed anche l’applicazione dei ticket rivela differenze applicative nelle varie regioni.
Nel punto 4 della presentazione della relazione si parla della riforma delle Farmacie, un provvedimento che non è stato ancora sostanzialmente realizzato e che non prevede in alcun modo l’erogazione di risorse pubbliche per i nuovi servizi previsti per le Farmacie stesse e che, se realizzati, sono a completo carico dei cittadini utenti.
Sullo sviluppo tecnologico della sanità l’Italia è ancora indietro rispetto ad altri Paesi europei e, di fatto, si tratta comunque di taluni progetti che sono stati realizzati "a macchia di leopardo" e non certamente su vasta scala.
C’è stato nel biennio considerato un miglioramento delle condizioni sanitarie del Paese? Certamente la riposta è positiva. Ma che peraltro deriva dalla evoluzione della Medicina e Chirurgia e non certo dall’ottimizzazione dell’assistenza sanitaria nel nostro Paese, che ha ancora vaste zone d’ombra e difficoltà di ogni genere.