È realmente difficile capire quale sia la situazione della sanità nelle nostre regioni, considerato che ognuna di esse è “gelosa” delle sue prerogative istituzionali e dei suoi servizi sanitari.
Sui cosiddetti “piani di rientro”, che riguardano regioni che hanno il bilancio sanitario dissestato, visti dalla parte dei cittadini, si capisce poco o nulla. Piani che per lo più, a quanto se ne sa, incidono sull’assistenza ospedaliera con tagli di posti-letto (anche su quelli dedicati alla riabilitazione) e che tentano di “normalizzare” la prenotazione delle prestazioni, al fine di renderle più appropriate. Poi si parla, ancora, della chiusura di piccoli ospedali, della loro possibile riconversione in servizi territoriali, di riduzione delle aziende Usl, di blocco del turn-over del personale.
Indicazioni che sembrano, in mancanza di più adeguate informazioni, essere inidonee a capire l’esatta situazione della sanità e la percezione di essa da parte dei cittadini, che hanno bisogno di salute. Né si è in grado di sapere entro quali tempi, ammesso che i “piani di rientro” funzionino, le regioni “non virtuose” in materia di sanità e salute potranno normalizzare la situazione e tornare a “livelli virtuosi”.
La situazione della sanità in Italia non è affatto limpida e chiara, mentre si susseguono illeciti ed azioni truffaldine proprio nel settore della sanità, dove la “questione morale” appare grossa come un macigno. E quindi bisogna fare chiarezza e... ”piazza pulita”, evitando pericolose collusioni tra politica, pubbliche amministrazioni sanitarie, aziende.
Mentre sarà interessante vedere quali riflessi potrà avere il federalismo fiscale, quando ne partirà l’attuazione, nell’area della sanità e nella gestione di essa.