Simona Tenentini
Sono sempre di più gli ospedali italiani che si tingono di "rosa".
Nel 2010 le strutture che si sono distinte, infatti, per la loro spiccata attenzione alla dimensione femminile ed alla salute della donna, sono salite a 224.
In particolare, su 132 nosocomi che hanno presentato la loro "autocandidatura", ben 122 hanno superato l’esame dell’Onda (l'Osservatorio Nazionale sulla salute della Donna) che ha attribuito, a seconda dei diversi parametri presi in considerazione, uno due o, al massimo, tre bollini ed ha redatto, in collaborazione con il ministero della Salute la specifica classica dei "Women's Hospital".
La premiazione degli "ospedali al femminile" si è tenuta di recente a Roma e, in occasione della cerimonia, Francesca Merzagora, presidente di O.N.Da ha tenuto a ribadire, in maniera ben precisa, gli scopi e le finalità dell’iniziativa: "Questo progetto, giunto ormai alla quarta edizione, - vuole essere doppiamente d’aiuto alle donne: da una parte è un consiglio per la scelta dei centri che possano offrire loro un’assistenza migliore, dall’altra punta a spingere le strutture sanitarie a farsi carico in modo più completo della salute della donna".
Analizzando in maniera critica le caratteristiche della classifica, si evidenzia, tra le altre cose, il profondo divario esistente del resto anche in altri ambiti medici, tra il Nord ed il Sud della Penisola.
Proviene infatti dal settentrione la maggioranza delle candidature, per la precisione il 69%, il centro ed il meridione si attestano invece rispettivamente su quote molto modeste: il 17% ed il 13%.
Il dato significativo che emerge è la presenza di eccellenze in piccole realtà della provincia italiana e all’estero, con una struttura premiata a Sorengo, in Svizzera.
Al vertice della graduatoria si collocano la Lombardia, con 42 ospedali, l’Emilia- Romagna con 17 ed il Veneto con 14, mentre le new entry di quest’anno sono: l’Istituto MultiMedica di Castellanza, per il percorso di prevenzione e diagnosi del tumore al seno che ha quasi azzerato i tempi d’attesa, l’Ospedale di Loreto per la particolare promozione del parto naturale e dell’allattamento al seno, e l’Ospedale San Giovanni di Dio e Ruggi d’Aragona di Salerno per essersi dotato della Carta Rosa che raccoglie tutte le informazioni cliniche relative al percorso assistenziale della donna.
Come ha spiegato il prof. Walter Ricciardi, dell’Università Cattolica di Roma: “Il Sud sconta 15 anni di immobilismo, in cui non sono stati attivati sistemi di programmazione e controllo e il federalismo sanitario non fa che accentuare le distanze”.
Insieme alla "classifica rosa", l’Onda ha inoltre esaminato l'approccio di 97 ospedali premiati nel 2009 verso il dolore delle donne.
La scoperta di notevole rilevanza è che esso non è più un tabù.
Mentre infatti nell'85% dei casi la valutazione del dolore è infatti ormai una routine, in otto ospedali su dieci esiste uno specifico programma organico di terapia antalgica, in sei su dieci poi si trova personale dedicato alla gestione e alla prevenzione del dolore femminile.
Anche in questo caso, però, si sconta la differenza geografica, in quanto le terapie antalgiche sono praticate dall'80% degli ospedali del Nord-Est contro il 60% delle strutture del Sud, dove i comitati "ospedale senza dolore" sono presenti solo in un caso su due.
A tale proposito ha specificato ancora la presidente dell’Onda, Merzagora: “Nel bando 2011 la cura del dolore sarà un elemento indispensabile per entrare nella nostra guida. L'osservatorio è infatti in procinto di rivedere l'intero programma di selezione degli ospedali rosa, aggiungendo anche un quarto bollino dedicato ai casi di eccellenza che prevedono, per esempio, l'esistenza di breast unit (l'unità di patologia mammaria) certificate a livello europeo. Un passo in più verso una migliore presa in carico della salute femminile.”
La guida completa delle strutture certificate con il bollino rosa è disponibile sul sito del Sole 24 Ore
Commento:
Non sono assolutamente d’accordo sul fatto che vi debbano essere ospedali “col bollino rosa”, in quanto in materia di tutela della salute, uomini e donne debbono essere posti in condizioni di assoluta uguaglianza, sullo stesso piano. In quanto, di fronte alle malattie ed ai sistemi di cura vi debbono essere condizioni uniformi di uguaglianza e di rispetto della dignità di ciascuna persona, uomo o donna che sia.
Ritengo che non debba esservi neppure una organizzazione che si occupi della salute delle donne, salvo che non si verta in materia di patologie tipiche delle donne, che debbono essere specificamente curate.
Ma, in linea generale, occorre ricordare che la nostra Costituzione all’art. 32 garantisce il diritto alla tutela della salute, senza distinzioni di sesso e di ceto. E questo stesso principio fu posto alla base della stessa legge di riforma sanitaria, la numero 833 del 23 dicembre 1978, che istituì in Italia il servizio sanitario nazionale.
Il discorso poi cambia se si vanno a trovare o si individuano ospedali che, in materia di diagnosi e cura, fanno un diverso trattamento alle donne rispetto agli uomini.
L’ONDA farà bene a riflettere sulla sua attività ed a delinearla in maniera più specifica, più precisa ad evitare equivoci. E quindi è abbastanza singolare che si dia il ” bollino rosa” ad ospedali che assisterebbero meglio le donne. Sembra una cosa inaudita e se si verifica, l’Italia ritorna all’anno zero e dovrebbe vergognarsene ( r.b.)