Si proclama sempre che la politica non deve entrare nella sanità e ne deve rimanere “fuori”. E’ giusto, invece, che la politica si debba occupare, razionalmente e compiutamente, soltanto di aspetti della politica sanitaria ai vari livelli di competenze, senza interferire con quelli gestionali ed organizzativi e senza interessarsi ed occuparsi di nomine nelle strutture sanitarie e amministrative.
Ma le cose non stanno così e la politica continua ad “entrare” massicciamente nella sanità. Ad ogni “cambio” politico ai vertici delle Istituzioni entra in azione il meccanismo del cosiddetto “spoil system”, vale a dire la sostituzione dei dirigenti nominati dalla coalizione o dai partiti sconfitti con altri “vicini” e “graditi” alla coalizione vincente e subentrante. Accade questo, ad esempio, per i direttori generali delle aziende Usl ed ospedaliere e non solo. Sta accadendo nelle regioni nelle quali è subentrata alla coalizione di centrosinistra quella di centrodestra. Il Lazio è in testa in questa situazione.”Cadono” i direttori generali nominati dalla Giunta di centrosinistra, sconfitta alle ultime elezioni regionali e vengono nominati i nuovi dalla Giunta di centrodestra. Ed è da ritenere che la stessa cosa sia accaduta e accada in altre regioni.
Ed allora come si fa a “predicare” che la politica deve star fuori dalla sanità quando poi, di fatto, accade il contrario? E quando nelle aziende sanitarie vengono nominati personaggi “graditi” ai nuovi vertici politici regionali?
È vergognoso che questo accada e sono vergognose le affermazioni di coloro che soltanto a parole dicono che la politica non deve intromettersi nella gestione della sanità e poi accade l’esatto contrario.
È dunque una situazione intollerabile, nella quale sono più o meno coinvolti tutti i partiti, da destra a sinistra, passando per il centro. Si attivano le “cordate” o le “cricche” per dare la scalata ai vertici di aziende ed enti pubblici ed occupare tutte le possibili “poltrone”.
Le cose non debbono procedere in tal modo ed il merito, solo il merito, e le capacità professionali debbono sovrintendere alle nomine di manager o dirigenti. Solo in questo modo, applicando con rigore e trasparenza le regole del merito e delle capacità professionali, si potrà finalmente dire che la politica non “entra” nella sanità e ne sta fuori. Ma dubitiamo fortemente che in Italia questo accada e siamo fortemente pessimisti.