Aristide Bianchi
L’ospedale “socialmente responsabile” è una sperimentazione in corso presso l’azienda ospedaliera San Camillo-Forlanini di Roma mediante un sistema di valutazione che si chiama Starss, concernente gli standard di responsabilità sociale nella sanità.
Indicatori positivi di un ospedale, che possa essere definito come “socialmente responsabile”, sono l’equità, il sollievo dal dolore, il dialogo col paziente, la solidarietà verso i pazienti più deboli, la sicurezza delle cure, la loro continuità, l’innovazione tecnologica. In tal modo si può creare un vero e proprio rapporto umano col paziente sofferente.
A quanto risulta, pare che il sistema Starss funzioni bene sulla base delle sperimentazioni fatte e che vi sono positivi riscontri nei confronti dei pazienti, pur se gli ospedali “mancano totalmente di dispositivi e/o di strumenti in grado di controllare l’impatto sociale” del ricovero sul paziente.
Gli standard citati sono pertanto finalizzati ad assicurare il rispetto dei diritti umani e degli operatori sanitari, a contrastare lo sfruttamento dei minori, a garantire la sicurezza e la salubrità nei luoghi di lavoro, aspetti questi che comunque non risolvono la vasta gamma di quelli peculiari che attengono alla responsabilità sociale richiesta all’ospedale.
Il sistema Starss si basa quindi sulla esigenza fondamentale dell’ospedale di curare, prendendo in carico il malato, e quindi di una Medicina il cui obiettivo non sia più soltanto l’erogazione dell’assistenza sanitaria, bensì la promozione e la tutela della salute e del benessere globale della persona.
Si verte, quindi, sul problema dell’umanizzazione delle cure, problema sempre delicato ed attuale, non senza ricordare che nel lontano 1984, dal 18 al 20 giugno, si svolse ad Acquaviva delle Fonti, in provincia di Bari, presso l’ospedale Miulli, un importante convegno internazionale sul tema “Ospedali più umani: come?”. Sono trascorsi 26 anni da quell’evento e si può dire che il tema di esso è tuttora di grande attualità e che molti problemi relativi all’umanizzazione delle cure non sono stati ancora risolti. E manca ancora una compiuta visione dell’ospedale “umano” ed “umanizzato”.
Ci si prova adesso col sistema Starss, sperimentato anche in alcune strutture di altri Paesi. In verità, bisogna dire che l’elemento di adesione ad una visione della cura “centrata sul malato” e sulla relazione tra curanti e pazienti non è nuova. Se ne è parlato e se ne parla da tempo, spesso con enfatiche dichiarazioni d’intenti più che su elementi concreti sui quali procedere.
Vedremo comunque quali saranno i risultati della sperimentazione in atto presso l’ospedale San Camillo sulla base del sistema in parola. E’ un “debutto” di grande valenza, che consentirà di valutare”i livelli di conformità delle varie unità operative dell’ospedale agli standard attraverso l’utilizzo di strumenti di autodiagnosi ( per gli operatori sanitari) e di valutazione partecipata ( per i cittadini). Tutto ciò –si dice- “per continuare a trasformare sempre di più e meglio ogni storia di malattia in una storia di cura.”
- Fonte : Il Sole24Ore - inserto Terzo Settore
- autori: Francesca Giordano e Fabio Monteduro