Simona Tenentini
Dalla Valle d’Aosta alla Sicilia, tutti in fila! Il problema delle liste di attesa esiste in ogni regione d’Italia, in alcuni casi è meno sentito, in altri rasenta l’indecenza, tuttavia è l’annosa questione che, da sempre, turba gli equilibri del servizio sanitario nazionale, rappresentando circa il 74% delle principali criticità nelle regioni.
Nel Mezzogiorno il fenomeno è più grave, in particolare in Sicilia, Puglia, Calabria e Basilicata. Seguono le Marche, l'Umbria e l'Abruzzo per il Centro e, per il Nord, la Liguria, la Lombardia, il Piemonte, il Veneto ed il Friuli Venezia Giulia.
Era il 30 marzo 2007 quando, il ministro della Salute pro-tempore, Livia Turco, in occasione della presentazione del 10° rapporto Pit-Salute, illustrò i risultati del monitoraggio dei piani regionali di contenimento dei tempi di attesa per le prestazioni sanitarie.
L’analisi in oggetto evidenziò, con toni entusiastici, la predisposizione di un piano nazionale di contenimento dei tempi d’attesa, in cui ogni Regione si impegnava a rispettare determinate tempistiche per l’erogazione delle varie prestazioni nelle diverse aree: oncologica, cardiovascolare, geriatria e materno-infantile.
Solo per citare un esempio, per quanto riguarda l’area oncologica le prestazioni ambulatoriali venivano garantite con un tempo di attesa variabile tra i 10 ed i 60 giorni.
A più di due anni di distanza è però sotto gli occhi di tutti la situazione reale nell’ambito di questa problematica.
I dati infatti, purtroppo, parlano chiaro: per una mammografia, in Puglia, si possono attendere anche 18 mesi. Un anno esatto, 365 giorni, per una visita neurologica in Veneto.
Fino a sei mesi per un esame ortopedico nel Lazio.
In un percorso virtuale dal Nord al Sud della Penisola, sono allarmanti le situazioni che si registrano.
Nel Nord, ad esempio in Liguria, per eseguire un esame mammografico si possono attendere fino a 347 giorni. Quasi come in Puglia, regione “maglia nera” per questo esame diagnostico. E ancora. In Veneto e in Friuli Venezia Giulia si resta in attesa anche 8 mesi per una visita urologica. Se il Nord sta messo male, la situazione al Centro Italia non è certo migliore. Nel Lazio per un'ecografia le liste di attesa superano anche i 300 giorni. In Umbria e nelle Marche per una visita chirurgica si toccano i cinque mesi. Al Sud il fenomeno assume proporzioni a dir poco allarmanti. Per una mammografia in Basilicata bisogna aspettare oltre un anno, ovvero circa 473 giorni. Ecografia in Calabria? 100 giorni. Visita geriatrica e controllo gastroenterologico? In Sicilia e in Sardegna fino a 6 mesi.
Vi sono poi rari casi che brillano per efficienza e puntualità: in Veneto ed in Piemonte, l’attesa per un elettrocardiogramma è nulla. Ancor più rilevante è il dato del Friuli- Venezia Giulia: una mammografia è garantita in non più di 8 giorni.
In Toscana, che si distingue tra le regioni più virtuose, per una visita urologica, chirurgica e ortopedica, i pazienti aspettano al massimo 48 ore. Anche il Sud, a sorpresa, ha le sue eccellenze. In Puglia, ad esempio, controlli urologici, neurologici e chirurgici, non sono un problema. Vengono infatti erogati nel giro di 24 ore. Stesso discorso per le visite chirurgiche in Sicilia, dove addirittura non esiste lista di attesa.
L'area maggiormente interessata dal fenomeno delle liste d'attesa è la diagnostica con il 51% delle segnalazioni, seguita dalla specialistica con il 23% e dagli interventi chirurgici (20%). Un discorso a parte deve essere effettuato riguardo i tempi di attesa per l’ invalidità civile dei pazienti con patologia oncologica. Per la visita si aspettano dai 30 ai 210 giorni, con punte di 365 giorni a Salerno. Per la ricezione del verbale si può aspettare tra i 120 e i 330 giorni. Per l'erogazione effettiva dei benefici bisogna aggiungere oltre 120 giorni di ulteriore attesa. Nella "classifica" delle Regioni in cui si segnalano i principali problemi con le procedure di invalidità, ottiene il poco meritevole primo posto la Campania, seguita da Molise, Sicilia, Sardegna. Liguria, Puglia e Piemonte.
Contro il problema delle liste d’attesa per i malati oncologici, tempo fa si pronunciò anche l’ex ministro della Salute, Girolamo Sirchia, denunciando la scandalosa tempistica di circa tre mesi per radio e chemioterapia in alcune zone del Sud.
Se i tumori si combattono con una corsa contro il tempo, le liste di attesa sono il primo nemico da affrontare. In una circolare che fu inviata alle regioni, l’allora ministro Sirchia chiese una corsia preferenziale per i malati oncologici, sollecitando una nuova organizzazione delle strutture e del lavoro con lo scopo di assicurare ai malati oncologici le cure più velocemente. Questo obiettivo si potrebbe realizzare, ad esempio, non con l’intramoenia, che è una libera attività professionale , ma con la libera professione aziendale, realizzata dall'azienda sanitaria in conto terzi. Se nell'attività istituzionale normale non si riesce a coprire un bisogno di servizi ci si può rivolgere ai propri medici che possono lavorare, appunto, per ridurre le liste di attesa, fuori orario. Uno strumento già utilizzato con successo per sopperire alla mancanza di medici anestesisti e rianimatori.
Diversi sono gli strumenti e le metodologie usate, in svariate regioni d’Italia, per cercare di eliminare o perlomeno alleggerire questa problematica, anche studiando i motivi che determinano l’eccessivo allungamento dei tempi.
In Lombardia, ad esempio, l'assessore regionale alla Sanità, Luciano Bresciani, ha sottolineato che esiste un problema di 'prenotazioni duplicate', che si verificano quando un singolo paziente richiede una prestazione medica in più di un centro, senza disdire quelle che non effettuerà. ''Abbiamo una sperimentazione su Como, Varese e Milano - ha detto Bresciani - per capire come eliminare queste duplicazioni. Il paziente deve avere uno strumento che gli dice quali sono, nel territorio, i sono centri con le liste di attesa più basse, come fa il call center unico della Regione.
La Lombardia ha fissato un limite massimo di 30 giorni per le prime visite e di 60 per le prestazioni strumentali (esami), che viene rispettato in una percentuale vicina al 97%.
I medici di famiglia e i pediatri, qualora ritengano ci sia un caso di urgenza, possono richiedere che la prestazione sia garantita entro 72 ore dalla prenotazione, con l'applicazione del 'bollino verde'. Con una delibera approvata a giugno, abbiamo deciso che le strutture che non rispettano i tempi d'attesa sulle patologie a rischio devono sospendere l'attivita' in libera professione, cioe' a pagamento, finche' non rientrano nei tempi stabiliti".
Nel Lazio si punta all’iniziativa denominata “Doctorcup”, attiva da settembre 2008, riservata a tutti coloro che devono prenotare una visita o un esame ritenuto urgente dai medici di famiglia e dai pediatri.
Soggetti beneficiari sono i malati cronici, le donne in gravidanza e gli anziani che potranno fissare le visite urgenti con un tempo di attesa pari al massimo a 48-72 ore.
La prenotazione può essere effettuata dal medico attraverso una card fornita per garantire il servizio dando la possibilità di prenotare visite e esami urgenti tra quelli indicati in un elenco stilato dall’Assessorato alla Sanità e, possibilmente, in strutture sanitarie il più vicino possibile alla propria abitazione.
In Piemonte, dopo l’esplosione delle liste d’attesa che si è verificata nel 2009, con aumenti della tempistica in alcuni casi pari a sei volte rispetto ai dati dell’anno precedente, è stato varato un programma straordinario di azione, con uno stanziamento vincolato di 4 milioni e 250 mila euro da destinare alle aziende sanitarie, affinché si organizzino per offrire ai cittadini tempi inferiori a quanto previsto dalla normativa nazionale nelle specialità maggiormente richieste.
Per quanto riguarda le prime visite, dovranno essere assicurate in 20 giorni (invece che i 30 previsti dal piano nazionale) le prestazioni in cardiologia, neurologia, gastroenterologia, urologia, oculistica, ortopedia, ginecologia, dermatologia e oncologia.
Entro 40 giorni, invece degli attuali 60, dovranno invece essere garantiti i seguenti esami strumentali: ecografia dell’addome, colonscopia, esofagogastroduodenoscopia, risonanza magnetica della colonna, eco dei tronchi sovraortici, ecocardiografia, elettrocardiogramma da sforzo, elettromiografia.
Come avviene già oggi, in casi di urgenza, le stesse prestazioni dovranno essere effettuate entro 48 ore o entro 15 giorni, a seconda che il medico di famiglia, al quale spetta stabilire l’eventuale gravità della situazione, apponga sulla ricetta, rispettivamente, il codice “U” oppure il codice “B”.
Il Molise punta, invece, su un call center per sfoltire le liste d'attesa degli ospedali e delle Asl. Come ha commentato al riguardo il presidente della regione, Michele Iorio: "Il call center consente di mettere in contatto il cittadino-paziente con la struttura sanitaria. Basta fare un numero di telefono e il cittadino riceve informazioni, puo' prenotare visite e ricevere risposte agli esami, su tutto il territorio regionale, in maniera uniforme. In sostanza, qualsiasi cosa si muove in sanita' o di cui il cittadino ha bisogno, attraverso il call center viene soddisfatto".
Due anni fa è partita in Veneto la campagna "Il giusto tempo della salute", che illustra le principali caratteristiche del Piano operativo regionale per abbattere le liste d'attesa grazie alla definizione di codici di priorità per tutte le prestazioni offerte dal sistema sanitario, le sue effettive ricadute sull'utente, e le modalità per ottenere nei giusti tempi le prestazioni necessarie. L’obiettivo è quello di assicurare con tempestività le prestazioni sanitarie (ricoveri, diagnostica e specialistica ambulatoriale) e abbattere le attuali liste d'attesa attraverso criteri organizzativi, gestionali e di vero e proprio "governo" del rapporto tra domanda e offerta sanitaria.
La tempistica per le prestazioni viene definita individuando un codice di priorità: "U" URGENTE intervento immediato per situazioni ad alto rischio da trattare in emergenza; "B" BREVE prestazioni da erogare entro 10 giorni per situazioni passibili di aggravamento in tempi brevi; "D" DIFFERIBILE visite specialistiche da effettuare entro 30 giorni ed esami diagnostici entro 60 giorni per situazioni passibili di aggravamento non in tempi brevi; "P" PROGRAMMABILE prestazioni da erogare entro il limite massimo di 180 giorni per verifiche cliniche programmabili e che non condizionano nell'immediato lo stato di salute.
In Sicilia è stato adottato, nel luglio 2008 un decreto che mira alla riduzione e all’abbattimento delle liste d’attesa attraverso l’adozione di un piano, fissando parametri di tempi d’attesa ben precisi che le aziende sono tenute a garantire. Tali criteri sono stati definiti tenendo conto dei parametri nazionali per cui – salvo in caso di impossibilità, dimostrata dalle aziende – i cittadini avranno diritto all’accesso alle prestazioni assistenziali specialistiche entro tempi massimi stabiliti con certezza. Ciò indurrà le aziende a meglio organizzarsi per rispondere a un bisogno assai diffuso dei cittadini di poter utilizzare pienamente le strutture pubbliche senza essere costretti a rivolgersi altrove.
Un discorso a parte merita la Toscana. Qui dal 2006 è stabilito il limite di 15 giorni di attesa per le prime sette visite specialistiche più importanti (oculistica, ortopedica, dermatologica, otoiatrica, cardiologica, neurologica e ginecologica). Le Aziende devono assicurarla in uno dei presidi del proprio territorio pena il risarcimento di 25 euro al cittadino. Nel 2008 questo obiettivo è stato raggiunto nel 94% dei casi, con punte del 100% in numerose Asl. Il tempo di attesa medio è stato di una settimana.
Per la diagnostica strumentale il limite sono 30 giorni, e sempre con eventuale risarcimento. Nel 2009 l'obiettivo è stato raggiunto nel 93% dei casi.
Quella che rappresenta la novità nel panorama nazionale è invece la lista unica in chirurgia.
Dal 1° febbraio 2010, in tutti gli ospedali della Toscana gli interventi chirurgici devono essere garantiti entro 90 giorni. Se questa tempistica non viene rispettata, il cittadino ha a disposizione un numero verde - 800.55.60.60 - a cui rivolgersi. Se, nell'arco di una settimana neppure gli operatori del numero verde saranno in grado di trovare una soluzione, nel pubblico o nel privato accreditato, a quel punto il cittadino potrà andare ad operarsi dove vuole e la Regione lo rimborserà in base alle tariffe regionali.
Quest’importante traguardo è stato raggiunto grazie all’approvazione della delibera 638 del luglio 2009, dal titolo "Direttiva della gestione unica delle liste degli interventi chirurgici e dei tempi massimi di attesa in regime istituzionale sia ordinario che libero-professionale. Tutela del diritto di accesso dell'assistito".
Con essa si istituisce, appunto, la lista di attesa unica per gli interventi sia in intramoenia che in regime ordinario, e il numero verde a cui tutti possono rivolgersi.
«E' così esigibile il diritto di ogni cittadino di ottenere un intervento chirurgico entro 90 giorni - spiega l'assessore al diritto alla salute Enrico Rossi - Se non trova soddisfazione, il cittadino potrà telefonare a un numero verde, 800.55.60.60, attivo dal lunedì al venerdì dalle 9 alle 15. Gli operatori che rispondono prendono in carico il cittadino e si impegnano a trovare una soluzione entro 7 giorni. La soluzione verrà cercata nel pubblico o nel privato accreditato, all'interno dell'Area vasta, o comunque entro i confini regionali. Va detto - chiarisce Rossi - che alcune specialità si trovano solo nelle aziende ospedaliero-universitarie.
Se questa soluzione non verrà trovata, il cittadino potrà andare dove preferisce, e ottenere dalla Regione il rimborso in base alle tariffe regionali. Ma sono sicuro che nel 99,9 per cento dei casi, il numero verde sarà in grado di dare risposte puntuali». Per l'attuazione di questo nuovo regime, la Regione ha stanziato 25 milioni di euro.
«Le aziende stanno lavorando tutte per garantire questi principi – ha quindi aggiunto l'assessore - Ogni azienda ha istituito un Ufficio di programmazione chirurgica, alle dirette dipendenze del direttore sanitario, che ha il compito di unificare le varie liste di attesa provenienti dai reparti e compilare la lista unica».
Quanto al "pregresso" (cioè gli interventi richiesti prima del 1° febbraio), Rossi ha concluso affermando che «dovrà essere 'lavorato' secondo un piano che riduca l'attesa. Entro giugno, al più tardi entro la fine dell'anno, tutte le richieste di interventi dovranno essere smaltite».