www.leonardo.it
telemeditalia
Anno XII - Edizione 9 - dicembre 2016
 

La stitichezza, una problema 'sociale' da valutare e saper curare

Cinzia Iannaccio
tag alt

13 milioni di italiani soffrono di stitichezza: per lo più si tratta di donne (9 milioni circa) e di over 65 (il disturbo si fa più frequente con il passare degli anni). I prodotti per la regolarità intestinale, dai fermenti lattici ai lassativi, siano essi medicinali o rimedi erboristici rappresentano una spesa annua nel nostro Paese pari a circa 200 milioni di euro (dati Federsalus/Nielsen) e secondo quanto evidenziato dalla SIUCP (Società Italiana Unitaria di Colonproctologia) nella maggioranza dei casi si assumono per autoprescrizione, ovvero senza il consulto di un medico.

Sono numeri che la dicono lunga su quanto la stitichezza (o stipsi o costipazione) sia un problema sociale da non sottovalutare, senza contare che chi soffre di stipsi cronica o ricorrente vive anche una qualità di vita più bassa della media (ad esempio con più di 25.000 giornate di lavoro perse in un anno negli Stati Uniti, o limitazioni nei viaggi e nelle uscite sociali) anche a causa delle conseguenze di tale disturbo: dolori addominali, improvvisi attacchi gastrointestiali, emorroidi, ragadi, prolasso ano-rettale, ostruzione intestinale che può indurre febbre, sensazione di malessere generale, eccetera.

Un primo passo per risolvere la questione è senza dubbio quello di conoscere meglio tale condizione, cercando di curarla laddove necessario -con i metodi giusti a seconda del caso, suggeriti da un medico specialista, evitando il fai-da-te e soprattutto l'abuso dei lassativi, azioni che possono condurre ad una stipsi cronica ben più difficile da gestire.

Va detto, che la stitichezza non è una malattia di per se stessa, bensì il sintomo di un'alterazione della motilità gastrointestinale provocata da numerose cause ben diverse tra loro. Queste le più comuni:

  • Carenza di fibre nell'alimentazione quotidiana
  • Sedentarietà
  • Sindrome del colon irritabile (in tal caso la stipsi può convivere ed alternarsi alla diarrea)
  • Scarsa assunzione di liquidi (e disidratazione)
  • Malattie (come il Parkinson, la Sclerosi Multipla, il diabete, l'ipotiroidismo)
  • Anomalie fisiche e funzionali del colon-retto (aderenze, diverticoli, tumore, prolasso)
  • Alcuni farmaci (quale effetto collaterale) come gli antidolorifici o quelli per l'ipertensione, gli antiacidi o gli antidepressivi

Anche la gravidanza o il cambiamento della routine quotidiana e dell'alimentazione- ad esempio per un viaggio o una vacanza- possono innescare fenomeni di stitichezza, così come la cattiva abitudine di non recarsi al bagno al momento dello stimolo. Da non dimenticare che anche un abuso di lassativi può portare a tale sintomatologia. Nella maggioranza dei casi comunque quando la stipsi è cronica non è possibile identificare una causa precisa (si parla di "costipazione cronica idiopatica"). Di certo è necessario rivolgersi ad un medico quando "andare in bagno" diventa un problema: potrebbe essere il campanello d'allarme di un qualcosa di serio o comunque rimane un disturbo che si può curare.

E' chiaro che in tale vastità di situazioni le terapie e gli approcci possono essere anche molto diversi tra loro: a chi non è mai capitato, nonostante una certa regolarità intestinale, di non evacuare per più giorni? In tal caso si può parlare solo di una costipazione lieve e passeggera, per cui non è il caso di intervenire se non con un po di movimento, acqua e fibre in più nella dieta (senza eccedere).

A tal punto però va sfatato un mito: nella stitichezza non conta quante volte si va al bagno ogni settimana! C'è chi ci va solo 2 volte e non ha problemi di sorta: quella è la sua "regolarità" mentre può dirsi stitico anche chi evacua tutti i giorni!

In generale si può parlare di stipsi quando si hanno meno di 3 defecazioni settimanali a cui si abbinano almeno 2 dei seguenti sintomi:

  • Assenza di stimolo spontaneo
  • Sforzo nella defecazione (ponzamento)
  • Sensazione di ostruzione (tappo)
  • Sensazione di evacuazione incompleta
  • Necessità di disostruzione manuale dell'eventuale tappo
  • Feci dure e/o caprine (a palline)
  • Sopraggiungere di emorroidi/ragadi

Quando questo quadro clinico perdura per più di 4-6 mesi si può parlare di stitichezza cronica.

Cosa fare?
Vincere l'imbarazzo e la convinzione che sia una condizione fisiologica, inguaribile e rivolgersi ad uno specialista in gastroenterologia o colonproctologia. Basteranno alcuni semplici test per arrivare ad una precisa diagnosi e dunque alla causa dell'alterazione della funzionalità intestinale, passaggio imprescindibile per una adeguata ed efficace terapia. Se il motivo ad esempio che si riscontra è nella dieta e nella sedentarietà, non servirà null'altro che un cambiamento nello stile di vita: talvolta basta rendersi conto di quanta poca acqua si assume ogni giorno per aggiustare il tiro e dire addio alla stitichezza. Alimentazione ricca di fibre, giusta quantità di acqua (almeno 1,5-2 litri al giorno) e se possibie un minimo di attività motoria devono essere considerate come le basi di ogni altra azione terapeutica contro la stitichezza. Talvolta invece basta curare la patologia di base per risolvere il problema ed in altri casi, ad esempio per un'ostruzione dovuta ad un tumore, un prolasso o alla formazione di un'aderenza può essere necessario un intervento chirurgico.

Ed i lassativi?

Non vanno idolatrati e neppure demonizzati, possono essere un aiuto fondamentale se assunti con regolarità, ma dipende sempre dai singoli casi, senza dimenticare che non tutti i lassativi- farmaci o erbe- sono eguali: ve ne sono a base di fibre e /o che trattengono i liquidi, rendendo le feci più morbide e voluminose (in modo da stimolare naturalmente la peristalsi) o emollienti (come l'olio di vaselina o la glicerina) che le ammorbidiscono e ne facilitano l'evacuazione. Oppure ci sono i cosiddetti "lassativi da contatto o irritanti"- i rimedi naturali come la senna o farmaci a base si bisacodile o sodio picosolfato- che invece agiscono sulle pareti del colon provocandone la contrazione e dunque favorendo l'espulsione del materiale fecale, di qualunque consistenza sia.

Lo scopo dei lassativi è quello di aumentare la frequenza delle evacuazioni, ma non sempre risolvono i sintomi correlati o sono scevri da effetti collaterali: quelli con fibre idrosolubili ad esempio se assunti in quantità eccessiva possono indurre un'ostruzione intestinale; quelli che trattengono i liquidi, squilibri elettrolitici e quelli stimolanti provocare dolori addominali violenti al momento nonché sul lungo termine inibire la contrazione naturale dell'intestino (danno cioè assuefazione). Un loro abuso è sempre pericoloso.

Solo un medico specialista potrà valutare il giusto rimedio alla stitichezza per ogni singolo paziente, in base alle cause, alla dieta, ai liquidi che si assumono e all'attività motoria svolta, cercando di offrire una maggiore qualità della vita.

Tra i mezzi a disposizione, negli ultimi anni, anche una nuova categoria di farmaci, gli enterocinetici, capaci di favorire una maggiore motilità intestinale, ma in modo fisiologico: il suo principio attivo -il prucalopride, un agonista selettivo del recettore della serotonina- in pratica stimola il sistema nervoso dell’apparato digerente a produrre i movimenti intestinali. E' adatto dunque in quei casi in cui si riscontra un'alterata motilità del colon e non quando il problema è la dieta! Ha inoltre effetti collaterali ed è controindicato in caso di ostruzione o malattie infiammatorie intestinali come la malattia di Crohn o la colite ulcerosa.

Un motivo in più per rivolgersi ad uno specialista per dire addio alla stitichezza senza rischi e disturbi di salute aggiuntivi.

Va evidenziato comunque un aspetto: per quanto si studino nuovi farmaci o rimedi sempre più efficaci ciò che manca -specie in Italia- è una vera attenzione alla stipsi in quanto problema di massa e dunque sociale, dai pesanti risvolti anche economici. A conferma, per riflettere l'indagine LIRS (Laxative Inadequate relief survey) del 2011 condotta da Doxa Pharma su un campione di circa 900 pazienti, reclutati in 39 centri di gastroenterologia da cui sono emersi i seguenti dati:

  • da 1 a 4 ore lavorative a settimana perse a causa della stitichezza cronica, per un costo totale in termine di assenteismo quantificabile tra i 500 ed i 1500 euro l'anno
  • riduzione della performance lavorativa dal 20 al 35 %

Maggiore è ovviamente la gravità della stipsi e peggiore è la qualità della vita sia sul fronte professionale che su quello sociale, sul quale però non esistono dati specifici mirati: eppure le ripercussioni negative sulla qualità della vita della stispi cronica sono equivalenti a quelle di chi soffre di altre condizioni croniche come il diabete o malattie cardiache.


Redazione

TELEMEDITALIA - Giornale mensile on-line Direzione, Redazione, Amministrazione: via Clemente IX,8 – 00167 Roma Tel. e Fax : 06/6279225
www.telemeditalia.it
direttoretelemed@gmail.com

Comitato di Direzione
Coordinamento Redazionale
  • Area Medica: Dott.ssa Valentina Lupi
  • Pagina Facebook: Antonella Ronzulli
  • Rapporti con le Istituzioni e con le Aziende:
    Raffaele Bernardini

paginemediche.it Network
Testata registrata presso il Trib. di Roma nr. 471/2006 del 13/12/2006 © 2009 Telemeditalia.it - All rights reserved.