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Anno IX - Edizione 5 - maggio 2013
 

La prevenzione delle malattie del cuore è l’istruzione

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Fattori di rischio per le malattie cardiovascolari e mancanza di istruzione vanno di pari passo, come emerge da una ricerca condotta dall’Osservatorio cardiovascolare ISS-ANMCO, che fotografa lo stato di salute degli italiani
Si può cambiare il proprio stile di vita, se ne guadagnerà in salute. E in ciò è fondamentale l’istruzione. È il consiglio emerso dai partecipanti dell’incontro che si è svolto nei giorni scorsi presso l’Istituto Superiore di Sanità, in occasione della presentazione dei nuovi dati aggiornati dell’Osservatorio cardiovascolare ISS-ANMCO. Una fotografia sulla stato di salute cardiovascolare degli Italiani, che aggiorna dopo dieci anni i dati della più ampia indagine mai condotta nelle nostre 20 regioni  per valutare il rischio cardiovascolare della popolazione.

Cosa è cambiato in 10 anni?
La salute del cuore degli Italiani non è migliorata rispetto al periodo 1998-2002, anzi. È aumentata, invece, la triade doc tra i fattori di rischio del danno miocardico e vascolare: diabete, obesità, ipercolesterolemia. Ciò vuol dire che gli Italiani sono più grassi ed hanno colesterolo e glicemia più alti. Una colpa di questo aspetto l’ha la nostra decantata dieta mediterranea, come sottolinea Simona Giampaoli, Co-direttore per l’ISS dell’Osservatorio epidemiologico cardiovascolare.
Health Examination Survey: "Uno dei problemi che abbiamo riscontrato è l’aumento dell’assunzione della quantità dei pasti che espongono gli italiani al rischio del sovrappeso e dell’obesità. Inoltre, un altro problema associato è l’aumento del consumo di sale, che ha dimostrato che gli italiani in tutte le regioni ne introducono molto di più dei 5 grammi al giorno consigliati dall’OMS, in media 11 grammi gli uomini e 8 grammi le donne. Il livello di istruzione, però, protegge dai chili di troppo: l’obesità è meno frequente fra i diplomati ed i laureati (13% contro il 20% circa di chi ha licenza elementare o media inferiore), con un effetto protettivo che è più evidente nelle donne, dove una cultura più elevata dimezza l’obesità dal 31% al 18%".

Gli Italiani hanno dimostrato in questi 10 anni di aver fatto dei passi avanti nei confronti di altri fattori di rischio, come il fumo, l’ipertensione e l’attività fisica. Per quanto riguarda il fumo, ad esempio, è in calo la prevalenza dei fumatori fra gli uomini (23 contro 31% dl 1998-2002), sostanzialmente stabili, invece, le donne fumatrici (20 contro il 21%). Questi risultati sono stati ottenuti anche grazie alla legge contro il fumo in vigore dal gennaio 2005.
Nel complesso, però, il rischio cardiovascolare globale è rimasto invariato  o leggermente diminuito, passando dal 7 al 5% e si concentra, come abbiamo visto per il fenomeno dell’obesità, ancora nei ceti sociali svantaggiati e meno istruiti, risultando fino al 25% più alto in chi ha la licenza elementare o media. "Potenziare le strategie di prevenzione dovrà essere uno dei focus intorno ai quali far ruotare gli obiettivi delle future programmazioni sanitarie - afferma Enrico Garaci, presidente dell’ISS - Molto è stato fatto, ma molto resta ancora da fare se sette italiani su 10 sono ancora in sovrappeso. Se l’aumento del livello di istruzione, come dicono questi dati, coincide con l’aumento della protezione dai fattori di rischio, ciò significa che l’educazione ai corretti stili di vita deve essere parte integrante delle politiche sanitarie. Si tratta di una 'prestazione sanitaria' che ha effetti più lenti, a sicuramente più efficaci anche per l’economia dell’intero sistema".


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