Silvia Tolve
La malaria uccide circa un milione di persone ogni anno. La maggior parte di questi decessi avviene in Africa sub sahariana e si tratta soprattutto di bambini di meno di cinque anni o di donne incinte. 270 milioni di casi si sono registrati nel 2009, di cui 791. 000 in Africa (il 90%).
Nessun vaccino è disponibile, ma esistono dei mezzi efficaci per la presa in carico e la cura della malattia. Tuttavia la più grande sfida resta l’acceso a questi mezzi per le popolazioni più colpite, le più vulnerabili ovvero le più povere.
Le statistiche dimostrano una forte correlazione tra le zone malariche e i paesi poveri: la malaria provoca ogni anno delle perdite estimate per il solo continente africano a 12 miliardi di dollari del PIL (Sachs, 2002), e rappresenta il 40% delle spese sanitarie nei paesi endemici (Jamison, 2007).
Riassumendo, le zone più colpite sono anche quelle che non riescono ad affrontare il peso economico della malaria, che le impoverisce sempre di più, creando un circolo vizioso che senza l’attuazione di una politica mirata, basata sull’autonomizzazione dell’Africa non potrà mai avere fine.
Purtroppo l’Africa offre dei numerosi esempi di politiche sanitarie concepite in Europa, o in America settentrionale, e messe in pratica nel Sud del mondo, senza ovviamente raggiungere i risultati previsti. Queste politiche vengono riprodotte per incrementare il sistema degli "aiuti" internazionali, senza tuttavia prendere in conto il contesto africano e soprattutto il ruolo primordiale delle comunità.
Per ottenere dei buoni risultati, nella lotta contro la malaria come nella lotta delle altre grandi malattie che mettono in ginocchio i paesi a basso reddito, bisogna favorire la ricerca di metodi affini al contesto, e studiare come le comunità rurali percepiscono la propria salute, i loro bisogni e la loro forza in materia sanitaria (guaritori tradizionali, conoscenza dei sintomi...) valutare quindi la qualità dei legami che si possono costruire tra la medicina tradizionale (ancora praticata in molte zone del continente) e la medicina moderna.
Solo attraverso lo studio di nuovi metodi, l’implicazione dei governi locali, e la scelta di un modello di prevenzione sostenibile si potrà davvero sconfiggere la malaria.
Le 4 grandi convinzioni dell’AMREF, che è la più importante organizzazione sanitaria africana, per ridurre in modo significativo la malaria sono:
- L’utilizzo delle zanzariere impregnate come metodo di prevenzione efficace.
- Una diagnosi e un trattamento rapido come elementi fondamentali della strategia di eradicazione della malattia.
- L’attuazione di programmi che prendano in conto soprattutto i più colpiti (le donne incinte e i bambini).
- L’accesso alle cure di base, alle informazioni sulla malattia, e ai semplici mezzi di prevenzione, essenziali per combattere la malaria nelle comunità rurali.
Seguendo queste convinzioni ecco alcuni metodi efficaci per agire contro la malaria in Africa :
- La fabbricazione di zanzariere impregnate direttamente nei villaggi.
- Degli strumenti efficaci di identificazione della malattia accompagnati da trattamenti adeguati (terapie combinate basate sull’artemisinina e terapia intermittente preventiva per le donne incinte).
- La formazione di agenti sanitari comunitari, volontari all’interno delle comunità rurali, per la sensibilizzazione dei propri pari seguendo un approccio partecipativo.
- La ricerca di nuovi mezzi preventivi e curativi.
Testimonianza: la storia di Hasena
"Non sapevo cosa avessero le mie bambine, erano molto malate, avevano la febbre. Quindi le ho portate al centro sanitario più vicino, un viaggio di due giorni, camminando più velocemente possibile. Faceva caldo, e le mie bambine stavano sempre più male. Allora, quando mancavano pochi metri per arrivare al centro, hanno smesso di piangere. Arrivata al centro le infermiere mi hanno detto che era troppo tardi per curare la loro malaria".
Hasena vive nel villaggio di Kodae, nella regione d’Afar in Etiopia, a 60 chilometri dal centro sanitario più vicino. Purtroppo la sua storia è molto frequente. Un giorno, degli agenti sanitari qualificati le hanno portato delle zanzariere a domicilio, le hanno spiegato l’importanza della prevenzione e come utilizzarle.
Gli agenti volontari vanno di porta in porta, percorrendo dei chilometri in bicicletta, raccomandando alle donne di utilizzare le zanzariere, di non lasciare giocare i bambini nelle pozzanghere d’acqua sporca, e di condurli nei centri sanitari appena individuano un sintomo di febbre. Bastano semplici consigli per ridurre significativamente il numero dei malati.
"Siamo fiduciosi, dice oggi Hasena, grazie alle nostre zanzariere e alle informazioni ricevute i nostri bambini non moriranno più di questa orribile malattia evitabile".
Fonti: AMREF, OMS, Roll Back Malaria