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Anno VI - Edizione 7 - luglio 2010
 

Italia in ritardo sull’ Health Technology Assessment


L’Italia è in ritardo sulla diffusione dell’approccio di valutazione di Health Technology Assessment (HTA) che in altri Paesi è già in uso in modo organico, per esempio in Gran Bretagna dal 1999.
L’Italia è partita in ritardo nell’applicazione dell’HTA, sia per i device (le apparecchiature mediche), sia per i farmaci.
“Anche se oggi siamo di fronte a un rapido sviluppo di questo approccio di valutazione costo/efficacia di ogni nuovo strumento o trattamento da introdurre nella cura dei pazienti, siamo ancora carenti sul fronte della creazione di competenze, formate ad hoc per l’utilizzo dell’HTA.  Per dare maggiore impulso all’utilizzo dell’HTA serve inoltre instaurare un rapporto tra queste competenze e gli stakeholders”.
È quanto ha riferito il prof. Americo Cicchetti, ordinario di Organizzazione aziendale presso la Facoltà di Economia dell’Università Cattolica in occasione della V Conferenza europea dell’Ospedale organizzata dal Centro nazionale per l'edilizia e la tecnica ospedaliera (CNETO) e dall’Università Cattolica di Roma.
“In Italia - ha detto Cicchetti - oggi i report relativi all’utilizzo dell’approccio HTA da parte di agenzie pubbliche si contano sulle dita delle mani, non saranno più di dieci. È però vero che alcune regioni si stanno muovendo prima delle altre, per esempio Lombardia, Veneto e, in parte, anche Piemonte, Emilia Romagna e Toscana, che hanno cominciato a deliberare sull’utilizzo dell’HTA”.
Ma è chiaro che questo lascia intravedere un altro problema per l’approccio HTA in Italia: la definizione delle competenze e la loro ripartizione tra Stato e regioni.
“L’esperienza internazionale – ha sottolineato Cicchetti - ci dice che questo tipo di approccio alla valutazione sia meglio utilizzato quando regolamentato a livello centrale, cioè da parte dello Stato”.
Ecco quindi che, malgrado esperienze ristrette a poche regioni, oggi l’impatto reale dell’HTA in Italia è ancora limitato e non quantificabile.
Si noti però a tal proposito che l’HTA non ha in sé l’obiettivo del risparmio, ma quello di valutare un device o un farmaco a 360 gradi e riuscire a scegliere, quando ci sono molte alternative, quella migliore in termini di costo/efficacia, in modo da avere il massimo impatto positivo su pazienti, società e operatori.
“Nell’ambito dell’HTA, così come avviene già in altri Paesi, ci sarà anche l’intervento diretto, ma in modo strutturato e quindi più equo, dei cittadini e delle associazioni di pazienti, che potranno dire la loro, ad esempio attraverso dei focus group, e quindi partecipare a un certo livello nel processo decisionale di valutazione HTA; una vera rivoluzione - ha concluso il prof. Cicchetti - che promette ricadute enormi per la popolazione”.


 

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