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Anno VI - Edizione 7 - luglio 2010
 

Le proteine come le lancette dell’orologio…

Simona Tenentini
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Le proteine alla base del nostro orologio biologico. Recenti scoperte hanno in effetti evidenziato come quest’elemento comune possa agire nel corpo umano condizionando l’avanzare dell’età.
Una proteina inibirebbe l’invecchiamento, un’altra lo accelererebbe.

Alla prima conclusione sono arrivati gli scienziati della University of California, San Diego School of Medicine, che hanno identificato un protide del moscerino della frutta chiamato sestrina.

In base agli studi effettuati è stato rilevato come questo agisca da inibitore naturale dell’invecchiamento e di patologie legate all’età.

La seconda importante considerazione è che queste proteine, identiche per struttura e funzione biochimica tra uomo ed insetto, agiscono come una sorta di controller centrale dell’invecchiamento e del metabolismo in generale.

In poche parole il processo studiato è questo.

Le sestrine, prodotte in quantità elevate dalle cellule sotto stress, erano fino a qualche tempo pressoché sconosciute. I recenti studi hanno invece chiarito che esse determinano l’attivazione di AMP-dependent protein chinasi (Ampk) e gli inibitori di Tor (Target of Rapamycin), due proteine fondamentali per regolare l’invecchiamento e il metabolismo in tutta una varietà di organismi, tra cui, appunto, il moscerino della frutta e i mammiferi.

Alla sensazionale scoperta è stata dedicata la copertina del 5 marzo della rivista Science.

Se è una proteina a controllare l’incedere delle rughe, un’altra ne è la responsabile.
Ad affermarlo sono tre studi indipendenti pubblicati sulla prestigiosa rivista britannica Nature. Tutti convergono su un unico punto: nel nostro corpo c’è una molecola che aumenta con il passare degli anni ed impedisce progressivamente, alle cellule progenitrici dei vari tessuti, ossia le staminali adulte, di compiere il ricambio cellulare necessario alla loro manutenzione.

Senza queste "cure", hanno spiegato i tre gruppi di ricerca - rispettivamente al Harvard Stem Cell Institute di Boston, alla University of North Carolina (UNC) presso Chapel Hill e alla University of Michigan, presso Ann Arbor - il funzionamento del corpo diventa via via più difficoltoso,determinando il fenomeno dell’invecchiamento. 

La proteina, chiamata p16INK4a e già nota agli esperti per il ruolo primario nella prevenzione dei tumori, causa il processo di senescenza cellulare a carico delle staminali rendendole incapaci di proliferare e produrre nuove cellule per sostituire quelle usurate di organi e tessuti. La quantità di p16INK4a aumenta con l’avanzare dell’età e quindi, secondo gli scienziati, potrebbe diventare un marcatore per sperimentare l'efficacia di nuovi ipotetici prodotti contro l'invecchiamento.

Per comprendere meglio il processo dell’invecchiamento è sufficiente pensare alla pelle: mentre lo strato superficiale viene continuamente eliminato, in profondità c'è un letto di staminali cutanee pronto a rifornire di nuove cellule la pelle. Con l’incedere degli anni però questo ricambio cellulare non avviene più come dovrebbe e compaiono le prime rughe.
Ciò indica che le staminali cutanee non produrranno, come in precedenza, le nuove cellule della pelle, si sono impigrite, si dividono poco e sono ormai senescenti.

I motivi alla base del meccanismo erano finora sconosciuti. L’unica cosa certa era che questo processo evita la formazione di tumori. Infatti, con gli anni e il susseguirsi di generazioni di cellule staminali, queste accumulano errori nel loro codice genetico e possono dar vita a un tumore.

Un imperscrutabile equilibrio fa sì che ciò non avvenga mandando le staminali per così dire 'in pensione'. Il regista di quest’equilibrio sarebbe proprio la p16INK4a, del quale è stato esaminato, nel dettaglio, il ruolo nelle cellule produttrici d’insulina nel pancreas.
Con l’avanzare dell’età, quest'organo non è più efficace nel regolare la glicemia e in molti casi si sviluppa il diabete. Gli esperti hanno scoperto che p16INK4a aumenta nelle staminali pancreatiche mettendole ko e tale processo è direttamente collegato all'efficienza del pancreas nel produrre insulina.


 

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