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Anno XII - Edizione 9 - dicembre 2016
 

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SISTEMI INFORMATIVI OSPEDALIERI : I PROTAGONISTI

Massimo Caruso

 La digitalizzazione è la frontiera necessaria per il servizio sanitario nazionale. Urge  ridurre le spese di gestione, senza però rinunciare alla qualità assistenziale.
Andrea Oliani, capo CED dell’Azienda ospedaliera di Verona, e presidente dell’ AISIS (Associazione Italiana Sistemi Informativi Ospedalieri), è uno degli “attori” di questa trasformazione.Gli abbiamo rivolto alcune domande.

D. Chi sono i capi CED ?

R. I “capi CED (Centro Elaborazione Dati)” sono i progenitori dei responsabili sistemi informativi. Quando l’informatica ha fatto il suo ingresso nelle aziende sanitarie è stata considerata, per molti anni, soltanto una nuova tecnologia, dai costi altissimi e dalla natura “misteriosa”  e, ancora oggi, nella quasi totalità delle aziende sanitarie, manca una corretta valutazione del ruolo e delle competenze di coloro che operano nei sistemi informativi. Ciò impedisce di porre al centro dell’attenzione e della vita dell’azienda la componente organizzativa e, con essa, la componente del sistema informativo, sicuramente l’area e la funzione immediatamente successiva a quella organizzativa come importanza e strategicità aziendale.


D. Cosa vuol dire un sistema informativo per un'azienda ospedaliera?

R. Le aziende sanitarie, territoriali ed ospedaliere vivono delle informazioni che acquisiscono, trattano e gestiscono. Basti pensare ai processi di diagnosi e terapia e ciascuno di tali processi coinvolge una molteplicità di “interlocutori”, ciascuno dei quali acquisisce in input le informazioni prodotte dagli step precedenti ed aggiunge nuove informazioni che vanno  a costituire l’input dello step successivo. L’altissima specializzazione professionale dei vari interlocutori coinvolti sottolinea ulteriormente la “coincidenza” stessa dei servizi sanitari erogati al cliente/paziente con le informazioni utilizzate nei processi correlati. La mancanza o l’inesattezza delle informazioni necessarie possono inficiare, anche totalmente, l’esito del processo.


D. Quali sono i problemi più urgenti che un sistema informativo ospedaliero deve risolvere?

R. Il primo è quello di trovare in azienda l’indispensabile collaborazione di altre competenze per ridisegnare i processi organizzativi su cui vanno ad impattare le soluzioni tecnologiche che vengono acquisite. Il secondo è di individuare architetture coerenti e razionali cui rifarsi, indirizzando e filtrando in tal modo tutti gli investimenti resi disponibile dall’azienda. Il terzo è quello di costruire “dalla base” il sistema informativo ed informatico complessivo, trovando dapprima le soluzioni ai problemi “fondamentali” (identificazione certa del cittaddino-paziente, identity management degli operatori, etc.) e ricercando solo successivamente soluzioni adeguate a problemi di livello superiore, come quelli posti dalla telemedicina.


D. La buona assistenza ospedaliera interna dipende dunque dall’efficacia del suo sistema informativo?

R. Il supporto gestionale e le modalità di comunicazione interna che il sistema informativo fornisce all’azienda sanitaria dipendono dalle caratteristiche strutturali del S.I e, tra queste ,risulta determinante la componente tecnologica del S.I., ovvero, in altri termini, il sistema informatico. Svincolare le informazioni dai supporti “materiali” attraverso la loro informatizzazione consente enormi vantaggi in termini di tempestività di acquisizione e trasmissione delle stesse, di elaborabilità e condivisione, sino a consentire di ricavarne indicatori e valutazioni comparative prima impossibili. Se le reti sia locali che geografiche, gli standard di interoperabilità e la cooperazione applicativa, da un lato, consentono di realizzare potenzialità gestionali sino a ieri impensabili, dall’altro la multimedialità, la multicanalità ed i portali integrati con i sistemi informativi aziendali abilitano finalmente una comunicazione interna immediata e capillare, sino a forme di vera e propria formazione continua.


D. Quali sono gli ostacoli più significativi nell'implementazione di questi modelli?
 
R. Il primo e più importante ostacolo è legato ad un problema squisitamente culturale: è ancor oggi estremamente carente la capacità di cogliere la valenza ed il ruolo dei sistemi informativi, quasi sempre percepiti come componente tecnologica  ed assimilati ad “utilities”. Molte direzioni aziendali, ancora, non sono in grado di valutare correttamente questi aspetti, così come la quasi totalità degli interlocutori istituzionali. Il secondo grande ostacolo è la drammatica “assenza” di personale con professionalità adeguate nelle aziende sanitarie. Si pensi che molte aziende sanitarie, anche nel nord dell’Italia, hanno servizi sistemi informativi i cui addetti si contano sulle dita di una mano, mentre le regioni dedicano, in prevalenza, persone isolate al delicato ed estremamente complesso compito di coordinamento dei sistemi informativi sanitari. Alcune, addirittura, non presidiano in alcun modo tale tematica. Il terzo ostacolo, infine, è costituito dal mancato presidio degli aspetti organizzativi da parte delle aziende sanitarie.


D. E il modello che sta implementando a Verona?

R. Qui ho cercato di “interpretare” l’estrema complessità (oltre 120 Unità Operative, circa 5.300 dipendenti, presenza di tutte le specializzazioni cliniche e di Unità Operative omologhe) dell’Azienda ospedaliera di Verona adottando, per il sistema informativo, un modello concettuale che mi è sembrato naturale definire “vestito di Arlecchino”. In termini più “tecnici”, ho perseguito la strategia del “best of breed”, ovvero dell’acquisizione per ciascuna area specialistica della soluzione informatica ritenuta la migliore sul mercato riservando al mio servizio il compito principale di “cucire assieme” queste “toppe multicolori”, ovvero di creare l’infrastruttura ed i processi di integrazione ed interoperabilità tra tutti i singoli sistemi.


D. Quali sono i vantaggi per i pazienti?
 
R. Per i cittadini-pazienti i potenziali vantaggi sono praticamente incalcolabili, in termini sia di tempestività, sia di appropriatezza, sia di sicurezza dell’assistenza che gli viene erogata. Dobbiamo però riflettere sull’attributo “potenziali”: la tecnologia, infatti, non può mai risolvere, da sola, le problematiche, squisitamente organizzative, legate all’operato umano. E’,invece, necessario che la “facilità” di reperimento ed elaborazione delle informazioni “digitalizzate” sia supportata da processi che ne garantiscano la disponibilità, l’esattezza e l’immodificabilità..In altri termini, non bisogna mai commettere l’errore di focalizzarsi sul solo Sistema Informatico: l’attenzione deve rimanere concentrata sul sistema informativo nel suo complesso.

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